Finanza
Bando pilotato, il Comune paghi
Federico Lazzotti
Concessione degli specchi d'acqua, il Tar: «Su misura per operatori locali»
3 MINUTI DI LETTURA
Il bando del Comune per l'affidamento dei servizi portuali negli specchi d'acqua di Porto Ercole del 2010 era irregolare. Peggio: «era tagliato su misura per avvantaggiare gli operatori locali». Così recita la sentenza del Tar al termine della quale condanna l'amministrazione che ora rischia di dover sborsare un maxi risarcimento. A rivolgersi al Tribunale di Firenze, nell'agosto scorso, era stati gli avvocati della società Fionda Srl che aveva partecipato alla gara indetta ad aprile dal Comune arrivando poi settima in graduatoria sulle dieci società che avevano fatto domanda per la gestione dei servizi portuali nello specchio d'acqua di Porto Ercole.
A vincere l'appalto, lo scorso anno come per quello in corso, era stata il consorzio Ati, composta da 21 ditte individuali. Secondo i legali della società Fionda, quel bando però «era irregolare». Al centro del ricorso «censure di violazioni di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili». Soprattutto per quello che riguarda l'assegnazione dei punteggi. In pratica il bando assegnava un punto (fino a un massimo di 15) ad ogni singola entità giuridica che partecipava. Dunque l'Ati è riuscita, solo attraverso questo cavillo, a conquistare il massimo. Poi si privilegiava chi avesse già lavorato nella zona (i membri di Ati) e fosse iscritto al Circondario marittimo di Santo Stefano per l'esercizio dell'attività di guardiano. Tutti elementi che hanno fatto dire ai giudici che i parametri del bando erano «tagliati su misura per avvantaggiare gli operatori locali».
Ma ciò «viola i principi di concorrenza» che vanno, invece, rispettati anche «nelle procedure relative alle concessioni dei servizi». Ecco perché la società che non ha vinto la gara può intraprendere, anche successivamente, un'azione risarcitoria. Il Comune, chiamato in causa, ha cercato di difendersi sostenendo che il ricorso era tardivo perché i rappresentanti della Fionda che avevano parlato con un dipendente comunale che gli aveva comunicato l'esito della gara nel mese di aprile. Troppo poco - scrivono i tre giudici - per respingere il ricorso. Spiega il sindaco di Monte Argentario Arturo Cerulli.
«Quello specchio d'acqua per anni è stato chiamato il triangolo dell'abusivismo. Noi - prosegue - abbiamo cercato di tirare fuori il problema e gestirlo all'interno del percorso di legalità che stiamo portando avanti. È possibile - ammette - che il bando del 2010 sia stato fatto in fretta e sia poco curato. Quest'anno quella stessa area è stata rimessa a bando con due concessioni diverse. E la speranza è che il prossimo anno saremo ancora più precisi e puntuali. In ogni caso - insiste - rivendico con orgoglio il percorso di legalità che abbiamo intrapreso iniziando dalle catenarie del Comune, passando agli specchi d'acqua che per anni tutti hanno fatto finta di non vedere, fino ai pontili».
A vincere l'appalto, lo scorso anno come per quello in corso, era stata il consorzio Ati, composta da 21 ditte individuali. Secondo i legali della società Fionda, quel bando però «era irregolare». Al centro del ricorso «censure di violazioni di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili». Soprattutto per quello che riguarda l'assegnazione dei punteggi. In pratica il bando assegnava un punto (fino a un massimo di 15) ad ogni singola entità giuridica che partecipava. Dunque l'Ati è riuscita, solo attraverso questo cavillo, a conquistare il massimo. Poi si privilegiava chi avesse già lavorato nella zona (i membri di Ati) e fosse iscritto al Circondario marittimo di Santo Stefano per l'esercizio dell'attività di guardiano. Tutti elementi che hanno fatto dire ai giudici che i parametri del bando erano «tagliati su misura per avvantaggiare gli operatori locali».
Ma ciò «viola i principi di concorrenza» che vanno, invece, rispettati anche «nelle procedure relative alle concessioni dei servizi». Ecco perché la società che non ha vinto la gara può intraprendere, anche successivamente, un'azione risarcitoria. Il Comune, chiamato in causa, ha cercato di difendersi sostenendo che il ricorso era tardivo perché i rappresentanti della Fionda che avevano parlato con un dipendente comunale che gli aveva comunicato l'esito della gara nel mese di aprile. Troppo poco - scrivono i tre giudici - per respingere il ricorso. Spiega il sindaco di Monte Argentario Arturo Cerulli.
«Quello specchio d'acqua per anni è stato chiamato il triangolo dell'abusivismo. Noi - prosegue - abbiamo cercato di tirare fuori il problema e gestirlo all'interno del percorso di legalità che stiamo portando avanti. È possibile - ammette - che il bando del 2010 sia stato fatto in fretta e sia poco curato. Quest'anno quella stessa area è stata rimessa a bando con due concessioni diverse. E la speranza è che il prossimo anno saremo ancora più precisi e puntuali. In ogni caso - insiste - rivendico con orgoglio il percorso di legalità che abbiamo intrapreso iniziando dalle catenarie del Comune, passando agli specchi d'acqua che per anni tutti hanno fatto finta di non vedere, fino ai pontili».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
