Il Tirreno

Grosseto

Ape perde 4-0 contro il Comune

Francesca Ferri
<b>SINDACO. </b>Emilio Bonifazi
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SINDACO. Emilio Bonifazi

Il Tar boccia tutti i ricorsi: giuste le ordinanze di rimozione delle auto

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 GROSSETO. A poco più di ventiquattr'ore dalla sua elezione, il sindaco Bonifazi incassa la prima vittoria del secondo mandato. Non in consiglio, ma nelle aule del tribunale. Il primo giugno scorso il Tar gli ha dato ragione su una delle battaglie più logoranti di questi cinque anni, quella contro "Ape", alias Michele Rossi, il meccanico che da anni ingombra con le sue auto d'epoca l'ultima appendice di viale Sonnino e alcune strade lì intorno.  Facendo penare non poco gli abitanti. Dopo una serie infinita di avvertimenti e inviti a sgombrare, caduti sempre nel vuoto, lo scorso 27 gennaio il sindaco ha firmato un'ordinanza di rimozione dei veicoli, per lo più auto sgangherate e rimorchi, in mezzo ai quali sono parcheggiate anche le due roulotte dove Ape abita e lavora come meccanico in un'officina arrangiata all'aria aperta.  L'ordinanza è partita da una relazione della Asl che ha detto chiaramente che quelle auto inquinano. Alcune, infatti, perdono olio; altre sono classificabili come "rifiuti", secondo la definizione che del testo unico sull'Ambiente. Dunque non è solo questione di disagio per i cittadini, che con le strade ingombre delle auto di Ape non trovano parcheggio, ma anche di salute.  Come è successo con le altre iniziative dell'amministrazione, anche all'indomani dell'ordinanza di rimozione Ape non si è perso d'animo e, col suo avvocato, l'allora consigliere comunale di opposizione Tania Amarugi, ha chiesto al Tar di sospendere il provvedimento. Oltre alle auto su viale Sonnino e dintorni, l'avvocato Amarugi ha presentato ricorso anche per le macchine custodite da Ape in un podere a Principina a Mare, per quelle che, nello stesso podere, sono di proprietà di Pietro Piscicelli Taeggi, e per un rimorchio parcheggiato tra le auto di Ape a Grosseto ma di proprietà di Michele Palumbo. Tutti veicoli oggetto dell'ordinanza del 27 gennaio.  E in tutti e quattro i casi il Tar ha dato ragione al Comune, ha respinto la richiesta di sospensione e ha condannato Ape e gli altri due coinvolti a pagare 4mila euro di spese, mille a ricorso.  «Dalla documentazione fotografica depositata dall'amministrazione si evince l'evidente stato di abbandono dei veicoli», spiegano i giudici fiorentini e aggiungono che non ci sono prove né dello stato economico lamentato da Ape, né della sua presunta attività di commercio di parti di ricambio che, a detta del suo avvocato, doveva giustificare la presenza delle auto su viale Sonnino.  Insomma, l'ordinanza va avanti e Ape dovrà portare a sue spese le sue auto allo sfasciacarrozze. Oppure, potrà decidere se proseguire la sua battaglia contro l'amministrazione. «Sono valutazioni che dovremo fare a bocce ferme - spiega l'avvocato Amarugi - e deciderà Rossi».  Soddisfatto, invece, Bonifazi. «Era una vicenda che si trascinava da anni, anche prima dell'inizio del mio primo mandato, e che implicava anche aspetti umani», spiega il sindaco. «Serviva una certa determinazione - spiega - che abbiamo preso seguendo i corretti percorsi giuridici. E sono contento anche per gli uffici comunali, come la Municipale, che hanno seguito la vicenda e che, senza ombra di dubbio, hanno fatto bene il loro lavoro».

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