Il dolore
L’indignazione del presidente delle Ronde per la carità
«Aiutate quelle famiglie» Appello a Curia e Comune
Lorenzo Santorelli
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INDIGNATO. Il presidente delle Ronde per la carità Massimo Nannini3 MINUTI DI LETTURA
La ronda della carità e della solidarietà scende in campo a fianco delle famiglie cacciate da Casa Betania. Il presidente dell'associazione ha preso carta e penna per scrivere una lettera aperta che pone alcuni interrogativi morali, chiama in causa comune e curia e propone una soluzione tampone. A partire da una domanda. «Com'è possibile - si chiede il presidente - che vengano messe per strada persone con figli piccoli?». Massimo Nannini non si dà per vinto. «In merito alle sei famiglie rimaste senza casa dopo esser state cacciate prima dal Blu Maremma e poi da casa Betania, mi chiedo e vi chiedo: com'è possibile mettere per strada persone addirittura con figli piccoli? È una conseguenza inevitabile che avvengano poi occupazioni illegali di case sfitte».
Dopo questo primo macigno lanciato nello stagno, Nannini propone una soluzione emergenziale ma concreta. «È vero che il comune si è impegnato per il pagamento della retta delle stanze, ma non potrebbe riaprire il dormitorio posto in via De Amicis a Barbanella? In fin dei conti sono tutti nuclei familiari. Meglio lì che in strada». Ha suscitato alcune perplessità anche l'atteggiamento della curia, proprietaria degli immobili di Casa Betania e beneficiaria di agevolazioni fiscali non concesse a strutture unicamente ricettive. «Altrettanto negativo mi sembra il comportamento della Curia vescovile perché, se è vero che la struttura è gestita da un privato, la proprietà è e rimarrà sempre della Chiesa che a quanto mi risulta dovrebbe assistere gli ultimi. Anche con l'ausilio del 8x1000 tanto sbandierato in questi giorni di dichiarazione dei redditi in tutte le televisioni nazionali e locali».
Intanto la maggior parte delle sei famiglie senza una casa sembra aver scelto il sagrato della chiesa del Sacro Cuore o il centro di culto musulmano in via Irlanda come rifugi di emergenza. «I due bambini piccoli insieme a mia moglie e mia madre hanno dormito da mia sorella - dice Fazil, turco di 31 anni - siccome per me non c'era posto e per non creare ulteriore disagio ho dormito in macchina davanti al Sacro Cuore». Qualcuno è venuto ad aiutarvi? «Nessuno. Ci tengo a ringraziare e fare gli auguri al sindaco» dice con amaro sarcasmo. «Quando eravamo al Blu Maremma, il Comune per noi pagava 500 euro mentre un normale privato ne avrebbe pagati 350 euro. È ovvio che così finiscono i soldi. Nei giorni scorsi gli unici che ci hanno dato una mano sono stati quelli della ronda della carità che ci hanno portato da mangiare e da bere».
Ieri sera sono intervenuti i vigili perché avevano acceso un fuoco. Nonostante questo Fazil non vuole occupare una casa vuota come fatto da altre famiglie. «Ci ho pensato ma non me la sento di sfociare nell'illegalità. Quando i miei figli mi chiedono perché non dormo con loro, rispondo che vado a fare una passeggiata nel parco. Siccome non abbiamo più una dimora, ci hanno persino tolto la residenza». Anche Arssi, tunisino di 47 anni, è riuscito a sistemare moglie e figli da un'amica. Il più grande, di 7 anni, è stato ricoverato recentemente in ospedale per una bronchite. L'altro ha appena 8 mesi. «Io invece ho dormito in macchina davanti al centro islamico, l'Imam mi ha detto che come situazione di emergenza potrei dormire dentro anche se è un luogo di preghiera».
Dopo questo primo macigno lanciato nello stagno, Nannini propone una soluzione emergenziale ma concreta. «È vero che il comune si è impegnato per il pagamento della retta delle stanze, ma non potrebbe riaprire il dormitorio posto in via De Amicis a Barbanella? In fin dei conti sono tutti nuclei familiari. Meglio lì che in strada». Ha suscitato alcune perplessità anche l'atteggiamento della curia, proprietaria degli immobili di Casa Betania e beneficiaria di agevolazioni fiscali non concesse a strutture unicamente ricettive. «Altrettanto negativo mi sembra il comportamento della Curia vescovile perché, se è vero che la struttura è gestita da un privato, la proprietà è e rimarrà sempre della Chiesa che a quanto mi risulta dovrebbe assistere gli ultimi. Anche con l'ausilio del 8x1000 tanto sbandierato in questi giorni di dichiarazione dei redditi in tutte le televisioni nazionali e locali».
Intanto la maggior parte delle sei famiglie senza una casa sembra aver scelto il sagrato della chiesa del Sacro Cuore o il centro di culto musulmano in via Irlanda come rifugi di emergenza. «I due bambini piccoli insieme a mia moglie e mia madre hanno dormito da mia sorella - dice Fazil, turco di 31 anni - siccome per me non c'era posto e per non creare ulteriore disagio ho dormito in macchina davanti al Sacro Cuore». Qualcuno è venuto ad aiutarvi? «Nessuno. Ci tengo a ringraziare e fare gli auguri al sindaco» dice con amaro sarcasmo. «Quando eravamo al Blu Maremma, il Comune per noi pagava 500 euro mentre un normale privato ne avrebbe pagati 350 euro. È ovvio che così finiscono i soldi. Nei giorni scorsi gli unici che ci hanno dato una mano sono stati quelli della ronda della carità che ci hanno portato da mangiare e da bere».
Ieri sera sono intervenuti i vigili perché avevano acceso un fuoco. Nonostante questo Fazil non vuole occupare una casa vuota come fatto da altre famiglie. «Ci ho pensato ma non me la sento di sfociare nell'illegalità. Quando i miei figli mi chiedono perché non dormo con loro, rispondo che vado a fare una passeggiata nel parco. Siccome non abbiamo più una dimora, ci hanno persino tolto la residenza». Anche Arssi, tunisino di 47 anni, è riuscito a sistemare moglie e figli da un'amica. Il più grande, di 7 anni, è stato ricoverato recentemente in ospedale per una bronchite. L'altro ha appena 8 mesi. «Io invece ho dormito in macchina davanti al centro islamico, l'Imam mi ha detto che come situazione di emergenza potrei dormire dentro anche se è un luogo di preghiera».
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