Il dolore
Gli indagati sono almeno dodici
Pierluigi Sposato
Favoreggiamento: si allarga l'inchiesta dei carabinieri
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GROSSETO. Non sono soltanto 5. Sono almeno 12. Forse anche di più. L'inchiesta sul presunto favoreggiamento dell'immigrazione clandestina va molto al di là delle cinque misure restrittive eseguite martedì mattina dai carabinieri. Vi sarebbe almeno un altro italiano e molti altri stranieri, di varie nazionalità: africani, asiatici, europei. I ruoli. Ciascuno avrebbe avuto un ruolo illecito in una o più delle contestazioni mosse dal sostituto procuratore Laura D'Amelio ai principali indagati: o perché si sarebbero prestati come datori di lavoro fittizi; o perché avrebbero preso contatti con gli stranieri a caccia del permesso di soggiorno (in alcuni casi recandosi anche all'estero) e avrebbero riscosso la mazzetta o comunque ne avrebbero organizzato l'incasso. Un altro arresto. E oltre a Paolo Palumbo, un altro indagato era già finito in manette: a metà aprile un albanese era stato sorpreso in flagranza con 3.500 euro trovate nella sua auto, ritenute il prezzo dell'intermediazione illecita per una falsa domanda di assunzione di uno straniero da parte di un ignaro albergatore grossetano. Insomma, avrebbe riscosso quanto pattuito. I due filoni. Quello che, stando alle prime conclusioni, sembra certo è che i due filoni di inchiesta sono indipendenti. Quello che fa capo a Marcello Moretti-Chiara Chimienti-Reno Kaja è slegato da quello che vede indagati Palumbo e Muhammad Irfan Khan: «una rete diversa di colegamenti», scrive il gip Molino, parallela. Entrambi avrebbero gestito dietro compenso le pratiche di assunzione illegale di stranieri ma ognuno avrebbe avuto un proprio ambito. E nessuno vincolo associativo può essere contestato. Intercettazioni. Fondamentali anche in questa inchiesta. Sono iniziate nell'ottobre scorso. Contengono «numerose conversazioni nel corso delle quali il "pensionato" Moretti - scrive il gip - parla con dovizia di particolari di nulla osta, flussi di ingresso, dichiarazione dei redditi e molto altro riguardante le pratiche relative a cittadini stranieri; grazie alle operazioni di ascolto, è stato possibile individuare gli altri soggetti a lui collegati, riuscendo così a ricostruire la capillare rete di contatti e interessi tra il Moretti e gli altri personaggi». Attraverso quelle intercettazioni, i carabinieri hanno capito come Moretti «sfrutti le proprie conoscenze (di lavoro e personali) anche per secondi fini: sono state registrate conversazioni tra il predetto e alcune ragazze straniere (tutte a lui legate perché in procinto di entrare-rientrare in Italia o già nel territorio nazionale grazie al suo aiuto) alle quali Moretti chiede esplicitamente favori sessuali per sé e per altri». Moretti deve rispondere anche di un'ipotesi di sesso e denaro in cambio del nulla osta. Ottomila euro. È la cifra che, secondo un'intercettazione, una donna straniera avrebbe dovuto versare a Palumbo in cambio del permesso di soggiorno. «Il suo interessamento a siffatte pratiche si evince anche dal contenuto delle intercettazionidelle utenze in uso ad altri indagati, nelle quali si fa riferimento al fatto che sarà Palumbo a predisporre materialmente gli inserimenti delle domande di assunzione». Falsificazioni. «Dalle indagini è emerso che i contratti di lavoro stipulati da Kaja, allegati alle istanze di nulla osta, a dimostrazione della necessità di manodopera straniera richiesta (per la sua ditta di servizi agricoli, ndr) risultavano falsificati». In particolare, una donna «ha negato di aver mai conosciuto Kaja e ha disconosciuto la propria firma sul contratto allegato all'istanza di Kaja». Moretti avrebbe poi dato a Kaja istruzioni su «modalità di inoltro e gestione delle domande di assunzione, tenendo sistematici contatti con Kaja nei quali gli impartiva direttive anche sulle modalità di riscossione del denaro». Collaborazione. Moretti avrebbe potuto contare sulla Chimienti («fondamentale supporto»), che avrebbe «partecipato attivamente all'attività criminosa» prestandosi a predisporre e inviare le pratiche per via telematica. A lei comunque il gip riconosce «una minore capacità delinquenziale», valutando nel disporre i domiciliari anche il fatto che è madre di un bambino in tenera età. Flussi. Gli indagati si sarebbero inseriti nelle occasioni relative ai flussi 2008 e 2009. Ma «alcune conversazioni intercettate mettono in risalto in modo inequivocabile che i soggetti coinvolti hanno manifestato apertamente la loro volontà di presentare nuove richieste di assunzione anche per l'anno 2001». Essendovi anche possibilità di reiterazione del reato, il gip ha deciso per gli arresti domiciliari.
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