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Immigrazione, scoperta a Grosseto la "fabbrica" dei finti permessi
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Contratti di lavoro falsi per avere permessi di soggiorno falsi. In cambio di soldi, anche se alle donne provenienti dall'Est Europa era concesso qualche sconto a fronte di favori, cioè prestazioni sessuali. È quanto emerge da una vasta inchiesta di procura e carabinieri di Grosseto sull'immigrazione clandestina che ha portato il gip Pietro Molino ad emanare cinque misure cautelari, per altrettanti arresti domiciliari, a carico di tre italiani e due stranieri. L'accusa è di favoreggiamento ma è stata contestata anche l'associazione a delinquere.
La "fabbrica" di permessi falsi che sta emergendo in Maremma avrebbe come capofila - questo emerge dalle indagini dei carabinieri - un ex dipendente della Confesercenti, Marcello Moretti, 58 anni, da due anni in pensione, agli arresti domiciliari. Arrestati anche Paolo Palumbo, 45 anni, titolare di un'agenzia di infortunistica stradale, già coinvolto in un'altra inchiesta simile il marzo scorso; una dipendente della Confesercenti, Chiara Chimienti, 30 anni; un imprenditore albanese, Reno Kaja, 32 anni, a capo di una ditta che si occupa di servizi agricoli; un disoccupato pakistano, Irfan Muhamed Khan, 33 anni.
Secondo i carabinieri ognuno faceva riferimento a Moretti per funzioni diverse: individuare i clandestini cui offrire permessi illegittimi; realizzare presupposti falsi per la consegna dei permessi di soggiorno come contratti di lavoro per impieghi mai onorati presso alberghi, in agricoltura, come badanti presso famiglie, in ristoranti; istruire e portare a compimento le pratiche. Tutto questo dietro pagamento di soldi: 11.000 euro costerebbe il viaggio e il permesso falso dall'Est asiatico all'Italia. Un pò meno - circa 7-8.000 euro - il "pacchetto" dall'Europa Orientale. A volte il pagamento è fatto nel paese di origine in un'unica soluzione; a volte in più tranche. Le indagini sono iniziate nel 2009, approfondendo una storia di violenza sessuale di cui è accusato Moretti, vicenda risalente al 2010 per cui una giovane straniera ha anche rivelato l'esistenza di un 'giro' di permessi falsi.
Nell'inchiesta finora sono stati accertati circa 20 casi sicuri di clandestini cui sono stati venduti permessi falsi da questa organizzazione con base a Grosseto. Ma, secondo quanto emerge, i carabinieri avrebbero individuato più filoni.
La "fabbrica" di permessi falsi che sta emergendo in Maremma avrebbe come capofila - questo emerge dalle indagini dei carabinieri - un ex dipendente della Confesercenti, Marcello Moretti, 58 anni, da due anni in pensione, agli arresti domiciliari. Arrestati anche Paolo Palumbo, 45 anni, titolare di un'agenzia di infortunistica stradale, già coinvolto in un'altra inchiesta simile il marzo scorso; una dipendente della Confesercenti, Chiara Chimienti, 30 anni; un imprenditore albanese, Reno Kaja, 32 anni, a capo di una ditta che si occupa di servizi agricoli; un disoccupato pakistano, Irfan Muhamed Khan, 33 anni.
Secondo i carabinieri ognuno faceva riferimento a Moretti per funzioni diverse: individuare i clandestini cui offrire permessi illegittimi; realizzare presupposti falsi per la consegna dei permessi di soggiorno come contratti di lavoro per impieghi mai onorati presso alberghi, in agricoltura, come badanti presso famiglie, in ristoranti; istruire e portare a compimento le pratiche. Tutto questo dietro pagamento di soldi: 11.000 euro costerebbe il viaggio e il permesso falso dall'Est asiatico all'Italia. Un pò meno - circa 7-8.000 euro - il "pacchetto" dall'Europa Orientale. A volte il pagamento è fatto nel paese di origine in un'unica soluzione; a volte in più tranche. Le indagini sono iniziate nel 2009, approfondendo una storia di violenza sessuale di cui è accusato Moretti, vicenda risalente al 2010 per cui una giovane straniera ha anche rivelato l'esistenza di un 'giro' di permessi falsi.
Nell'inchiesta finora sono stati accertati circa 20 casi sicuri di clandestini cui sono stati venduti permessi falsi da questa organizzazione con base a Grosseto. Ma, secondo quanto emerge, i carabinieri avrebbero individuato più filoni.
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