Il Tirreno

Grosseto

Misterioso rogo in via Canova. Non è escluso un atto legato a ostilità razziale

Fuoco contro famiglia bosniaca

Lorenzo Santorelli
Fuoco contro famiglia bosniaca

Incendiati i panni stesi, le fiamme lambiscono bombole di gas

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GROSSETO. «Verso le quattro e mezza del mattino siamo stati svegliati dal rumore delle sirene dei pompieri e dal fumo che aveva invaso la camera di mio figlio. Quando mi sono affacciata dal balcone i panni stesi erano tutti bruciati ma per fortuna l'incendio era stato già spento. Se le fiamme avessero lambito le bombole del gas sarebbe esploso tutto il palazzo».  Non riesce a gioire per il pericolo scampato Munira Seferovic mentre, amareggiata, impaurita e in un perfetto Italiano, racconta dell'incendio appiccato ai suoi panni stesi sul balcone dell'appartamento al primo piano di un condominio in via Canova. Gli inquirenti parlano di un rogo quasi sicuramente di origine dolosa il cui autore, per ora, è ignoto. Affiancata dal marito e da tre dei cinque figli, la signora Seferovic ripercorre i momenti di uno spregio che avrebbe potuto causare una strage, data la presenza nella terrazza di due bombole di gpl. Un gesto dietro al quale potrebbe stagliarsi l'ombra nera del razzismo. La famiglia Seferovic infatti è di origine bosniaca e in passato sarebbe già stata vittima di atteggiamenti discriminatori, anche da parte di alcuni vicini. «Eppure noi non diamo fastidio a nessuno, non siamo zingari che chiedono l'elemosina. I miei figli più piccoli vanno a scuola, il più grande viene con me e mio marito a lavorare la legna». «Ci svegliamo tutti i giorni alle cinque e lavoriamo anche dodici ore al giorno - aggiunge il marito Hamidija - però qualcuno evidentemente ci considera dei delinquenti. Sono sicuro che è per motivi razziali ma non so il perché».  Non ci sarebbero litigi recenti o episodi eclatanti dai quali potrebbe essere scaturito il lampo di follia che ha mosso la mano del piromane. Però un clima di diffidenza avrebbe deteriorato i rapporti con qualche vicino di casa. «Domani (oggi, ndc) dobbiamo andare in questura e lì dirò chi sospetto possa essere stato - dice Munira - ho già chiesto al Comune di poter cambiare abitazione». I Sefarovic abitano in regime di affitto concordato con il Comune e in tutto il condominio di via Canova sono gli unici stranieri. «Siamo in questa casa dal 2003 ma ora dobbiamo andare via. Ho paura per i miei figli, non credo che riuscirò a dormire stanotte. Vivo a Grosseto da quindici anni e da quaranta in Italia, non pensavo si potesse arrivare a questo punto». La conversazione si interrompe mentre il telegiornale parla del recente arresto di Ratko Mladic, il feroce generale serbo soprannominato "boia dei balcani" dopo alcuni massacri, come quello di Srebrenica, perpetrati ai danni dei bosniaci. «Hanno provato a bruciarci come faceva lui in Bosnia durante la guerra nell'ex Jugoslavia». Una chiosa sconsolata alla quale però fanno seguito parole di gratitudine. «Ci tengo a ringraziare i vigili del fuoco che sono intervenuti e anche chi li ha chiamati, quando noi ce ne siamo accorti sarebbe potuto essere troppo tardi. Oggi avrei potuto piangere qualche figlio all'obitorio, spero che la polizia arresti l'autore o gli autori di questa gesto meschino».

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