Il Tirreno

Grosseto

Sempre nel suo negozio sulla Scansanese

Da impiegato delle Poste a "re" della ferramenta

<b>LA VITTIMA </b>Marco Merlini
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LA VITTIMA Marco Merlini

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 GROSSETO. Quando dovevi rifare una chiave particolare, rara, troppo lunga o troppo corta, seghettata, «Marco sulla Scansanese» era l'unica soluzione. Per vent'anni Marco Merlini, sessantasei anni da compiere domani, è rimasto dietro a quel bancone.  «Era il suo sogno da sempre avere una ferramenta - racconta una delle due sorelle -. Mio fratello era una di quelle persone a cui piace creare, montare e smontare. Così - va avanti trattennendo le lacrime nella sala d'attesa dell'obitorio - quando alla fine degli anni Ottanta è andato in pensione dalle Poste, dove lavorava anche nostro padre, appena si è presentata l'occasione si è messo in proprio e ha aperto il negozio».  Il primo lavoro che ha fatto - aggiunge il cognato - «sono stati i bastoni delle tende di casa nostra quando con mia moglie ci siamo trasferiti. Se non mi sbaglio era l'autunno del 1990».  Intorno ai parenti più stretti ci sono gli amici che ricordano Marco così. «Una persona solare, disponibile, di quelle con cui è piacevole passare del tempo. Infatti quando potevamo passavamo dal negozio a salutarlo, facevamo due parole e via. Siamo distrutti sappiamo che al 99% la persona rimasta carbonizzata è lui, ma una piccolo dubbio, che è una speranza, c'è».  Molto probabilmente a tradire il commerciante è stato il suo cuore che ha innescato il fuori strada al termine del quale la sua auto si è incendiata. «Aveva avuto dei problemi di salute - prosegue la sorella - per come ci hanno spiegato questa tragedia, Marco deve aver perso conoscenza e quando la macchina si è incendiata non ha avuto nemmeno la prontezza o la forza di uscire e mettersi in salvo. Adesso - conclude - dobbiamo andare a fare il riconoscimento della salma».  A casa, in via Australia, sono rimasti la moglie e il figlio del commerciante. L'ultimo ricordo di Marco quel saluto prima di uscire. «Vado al cimitero, ci vediamo a pranzo». Poi il ritorno a casa, la preoccupazione, il dolore e le lacrime. (f.l.)

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