Il Tirreno

Grosseto

La denuncia di alcuni ambulanti a “Striscia”, Tg5 e alla Guardia di Finanza

Truffa sul banco della frutta

<b>FRUTTIVENDOLO.</b> Due donne scelgono la frutta e la verdura
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FRUTTIVENDOLO. Due donne scelgono la frutta e la verdura

«Venduti come produzione propria ortaggi non della zona»

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 GROSSETO. Ci risiamo. Un anno fa l'esposto-denuncia alla Guardia di Finanza, con l'intervento delle associazioni di categoria, la richiesta di controlli capillari sui banchi, la legittima rabbia degli onesti. Adesso di nuovo riflettori accesi sul problema con il coinvolgimento di Striscia la notizia e del Tg5 (è stata inviata una lettera all'indignato speciale Andrea Pamparana).  Alcuni venditori ambulanti di frutta e verdura grossetani raccontano al Tirreno quanto accade nei mercati del capoluogo e di tutta la provincia dove - in questo periodo più che mai - si vedono esposti cartelli con scritto "produzione propria" quando in zona quei prodotti non sono ancora a maturazione.  Consumatori beffati e concorrenza sleale. «Sono certo - spiega Giovanni, che per ragioni facilmente comprensibili chiede di non essere identificato - che certi banchi spacciano per propri prodotti acquistati lontano da qui, la cui provenienza è tutta da verificare. E' una frode. Palese. Offrono prodotti che in Maremma ancora non è possibile raccogliere, perché non è la stagione, oppure primizie che si trovano solo nelle regioni del sud o addirittura arrivano dall'estero. In alcuni banchi di pseudocoltivatori diretti l'80-90% della merce arriva dai magazzini, gli stessi da cui mi servo io. Pensiamo alle pesche-noci, ad alcuni tipi di melone. Molti di questi signori fingono di essere contadini, magari prendendo in affitto un pezzo di terra e si iscrivono a un'associazione di categoria. Vorrei vederli sopra a un trattore o con la zappa in mano...».  Fiamme Gialle in campo. Secondo la denuncia di Sergio (altro ambulante onesto), il fenomeno va avanti da molto tempo. «Oltre alla beffa per i clienti, che poi è una truffa, c'è il danno allo Stato (dal punto di vista fiscale) e quello per noi commercianti leali, a cui si sottraggono clienti. Siamo molto delusi. Più volte questi fatti sono stati denunciati ai vigili urbani, alla Guardia di Finanza, alle associazioni di categoria. Vogliamo andare in fondo». All'inizio dell'estate 2010 gli onesti presentarono un esposto alle Fiamme Gialle, "senza ottenere risultati". «Adesso - spiegano - ci riproviamo. Attraverso i giornali locali, i programmi di denuncia nazionali, vogliamo almeno mettere un po' di pressione a chi tira a danneggiare la categoria».  Provenienza e prezzo. E in effetti basta fare un salto nei mercati per rendersi conto di come certi cartelli (che dovrebbero indicare la provenienza e i prezzi) si preferisca spesso non esporli. Poi il suggerimento degli ambulanti arrabbiati: «A nostro avviso non ci vuole molto a tracciare certi frutti o alcune tipologie di verdura. Consigliamo a chi ne ha la competenza di controllare se nelle proprietà di queste persone ci sono certe coltivazioni e verificare se e che cosa i cosiddetti coltivatori diretti acquistano all'ingrosso, scassettando, togliendo i bollini adesivi e infine spacciando alcuni articoli per produzioni proprie, non soggette a scontrino...». (g.b.)

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