Il Tirreno

Grosseto

Incontro per il 150º dell’Unità

Amato e l'Italia «È giusto amarla»

Amato e l'Italia «È giusto amarla»

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 SCARLINO. «Essere italiani non è un etnia, ma un modo di stare al mondo». Giuliano Amato, già presidente del consiglio, ha fatto visita tra le mura del castello di Scarlino ieri mattina per i festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità. «L'Italia hanno fatto bene a farla - ha proseguito -. Altrimenti oggi saremmo stati molto peggio». Sul palco c'erano anche le varie autorità: dal prefetto di Grosseto Giuseppe Linardi alla dirigente scolastica Assunta Astorino, dal presidente del consiglio provinciale Sergio Martini al consigliere regionale Lucia Martergi. Tutti lì per festeggiare «un sentimento che può sembrare anacronistico ma che non lo è assolutamente», come ha detto il padrone di casa, il sindaco Maurizio Bizzarri. Amato ha esordito con un riferimento risorgimentale, chiamando in causa in modo simpatico Dio e il clima. «Il 16 marzo (l'anniversario ndc) a Roma pioveva. Ho pensato che il Padreterno ancora non avesse gradito che gli fosse stata tolta Roma (la Breccia di Porta Pia ndc). Oggi c'è il sole, vuol dire che l'Italia è stata accettata anche in alto loco». Il suo intervento è continuato in un mix di humor e anneddoti particolari («siamo più alti rispetto a 150 anni fa» ha detto dati alla mano), divertendo i molti ragazzi presenti ma senza trascurare il nocciolo della manifestazione, scherzando sui nostri difetti. «Arriva un treno in ritardo e diciamo "eh vabbè... viva l'Italia". Non raccolgono la spazzatura? "E' così: viva l'Italia". Ma ci sono anche altri motivi per dire "viva l'Italia". Quando uomini furono catturati dai nazisti, rifiutandosi di denunciare i partigiani, vennero fucilati mentre dicevano "viva l'Italia". Vuol dire che l'Italia è qualcosa che vale, per cui vale la pena morire».

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