Il Tirreno

Grosseto

Camping Principina, l'estate è salva

Francesca Ferri
Camping Principina, l'estate è salva

La società Investia sostiene economicamente l'accordo piazzolisti-gestore

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 GROSSETO. Gli accordi si stringono per non farsi la guerra, ma alla fine scontentano un po' tutti. E così succede anche nell'accordo siglato nelle ultime settimane, all'ombra del Comune, tra piazzolisti storici del campeggio "Principina", a Principina a Mare, e nuova gestione.  Perché se la "guerra" tra i due contendenti è scongiurata, a pagare è il terzo protagonista della vicenda, il Comune, proprietario del camping tramite Investia. Ovvero, i contribuenti grossetani.  La misura del loro scontento è presto stimata: circa 65mila euro che ci rimettono, almeno per quest'anno, in termini di mancato incasso dell'affitto del campeggio, oltre a una gran pernacchia davanti all'ordinanza di demolizione delle 300 baracchine ritenute abusive che per altri tre mesi rimarranno tranquillamente a disposizione dei campeggiatori.  Per capire cosa è successo al "Principina" si deve fare un passo indietro. Il campeggio comunale è stato gestito a lungo dalla società Puma per 400mila euro annui d'affitto. Pochi, per il Comune, che nel 2008 rimette a bando la gestione. Vince la Hidalgo con un'offerta di 550mila euro, ma onora solo una piccola parte dei pagamenti, poi "sparisce" portandosi dietro anche circa 300mila euro di affitto anticipato delle piazzole di 75 campeggiatori. Quando arriva la nuova gestione - la Cavour di Beatrice Bucalossi - e chiede loro di pagare di nuovo, è il putiferio.  Come se non bastasse, si mette di mezzo la vicenda dei presunti abusi edilizi nel campeggio, cioè 300 capannette costruite a lato delle roulotte senza permesso in una zona con vincolo paesaggistico. Il Comune intima di demolirle alla Hidalgo, che manco a dirlo non muove dito. Nel frattempo il 25 maggio gli uffici comunali partoriscono un documento che «in via del tutto eccezionale e irripetibile» sospende l'ordinanza di demolizione, rinviandola di 90 giorni. Serve, dicono, individuare meglio i responsabili e adottare per ciascuno un singolo provvedimento di demolizione.  Esultano i piazzolisti che ora possono godersi l'ennesima estate nel "loro" campeggio, con la vecchia baracca ancora in piedi, e con un benefit in più: non dovranno nemmeno pagare per intero la quota del 2011. E qui si chiude il cerchio.  L'accordo degli scorsi giorni è, infatti, questo: «Chi ha già pagato - spiega Bucalossi - avrà uno sconto pari al 50 per cento della somma versata e noi, per aver teso una mano ai clienti, Investia ci fa uno sconto sul canone annuo che ci porta a pagare più o meno quanto pagava la Puma». Cioè 400mila euro.  Ecco spiegato perché lo scorso 7 maggio, all'apertura del campeggio, non ci sono stati gli annunciati tumulti dei campeggiatori, la maggior parte dei quali è già sistemata in piazzola. Le armi si imbracciano semmai di nuovo fra tre mesi, perché la Bucalossi ha fatto firmare loro l'impegno a demolire le baracchine (non dovesse arrivarci l'ordinanza...). Un dato, però, rimane: se i campeggiatori c'hanno rimesso sulle quote 2011 e la gestione ha dovuto piegarsi a uno sconto, a pagare il prezzo di un'estate di serenità in riva al mare sono anche i cittadini grossetani, ignari protagonisti di una vicenda loro estranea. Certo, il Comune ha avviato la battaglia legale per riavere il "maltolto" dall'ex gestore in fuga. Ma intanto...

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