Il Tirreno

Grosseto

Lavori per la caldaia, "perseguitato" anni dai tecnici comunali

Claudio Bellumori
Lavori per la caldaia, "perseguitato" anni dai tecnici comunali

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 ORBETELLO. Una caldaia ha costretto un orbetellano a un fastidioso giro "delle sette chiese". Un tour senza fine, fatto di rabbia e scartoffie, approdato persino sulle scrivanie del Presidente della Repubblica e della Procura di Grosseto. Eugenio Tissi, residente a Neghelli, nei giorni scorsi ha portato in tribunale due dipendenti del Comune per una storia che ha inizio nell'autunno del 2008.  Tissi ha chiesto al gip del tribunale di Grosseto «la prosecuzione delle indagini per i ripetuti errori degli uffici interessati» in modo tale da comprendere come alcune pratiche, peraltro bollate al protocollo, potessero essere "scomparse" per poi rispuntare all'orizzonte. «Vorrei capire alcune dichiarazioni false e contraddittorie rilasciate al pm - ha continuato - da alcuni soggetti interessati nella vicenda, agenti di polizia municipale e funzionari di uffici comunali».  E non è tutto. «Vorrei scovare - ha rincarato la dose - su quanto detto da un dirigente comunale del settore interessato - cioè di recarsi a lavoro in Comune una volta a settimana - in merito al proprio contratto e su quanto percepisce». Dopo 2 anni Tissi è stato in grado di far smascherare sia due trasgressioni di legge per incompetenza, sia due eccessi di potere per falsità. Ottenuta - con una denuncia alla Procura - l'archiviazione del primo provvedimento a suo favore, è piombata la seconda disposizione di archiviazione quasi fedele all'accorgimento precedente e a cui l'orbetellano ha risposto per mezzo del suo legale, smascherando le contraddizioni delle motivazioni mosse contro di lui con i risultati delle indagini. «Mi sono opposto con tutte le mie forze alla richiesta di archiviazione - ha concluso - ho intenzione di andare fino in fondo, per avere chiare le motivazioni di questa persecuzione». Una storia ingarbugliata, segnata da molti passaggi. Ad aprile 2008 Tissi ha avuto la necessità di adeguare gli impianti idrico, elettrico e di riscaldamento del suo appartamento ed ha presentato la denuncia di inizio attività al Comune, corredata di tutte le documentazioni. La pratica, secondo quanto già ribadito da Eugenio Tissi, non ebbe alcun rilievo così a ottobre 2008 ha comunicato l'inizio dei lavori, indicando la ditta esecutrice, direttore dei lavori ed allegando il Durc (documento unico di regolarità contributiva) della ditta, comunicazione protocollata dal Comune il 28 ottobre 2008. Nonostante le operazioni di rito, Tissi ha raccontato di aver ricevuto un provvedimento per violazione urbanistico-edilizia firmato dal funzionario responsabile e non dal dirigente del settore «il che - disse più di un anno fa sulla stampa - rappresenta una prima violazione di legge per incompetenza, visto che la firma doveva essere del dirigente. Il provvedimento prevedeva la demolizione delle opere perché realizzate in assenza di denuncia di inizio attività, pena l'acquisizione al patrimonio del Comune e, seconda violazione della legge. Questa norma non contempla tale sanzione: c'è l'ammenda economica e nient'altro. E dire che questo provvedimento era stato causato dal verbale sul sopralluogo della municipale in cui si diceva che nel periodo tra il 21 ottobre 2008 e il 4 febbraio 2009 era stata rilevata la realizzazione di un impianto di riscaldamento autonomo senza autorizzazione». Nel verbale di sopralluogo Tissi ha insistito che è stato indicato il falso, cioè che non aveva fornito la piantina, con gli elaborati grafici e scritti dell'eventuale caldaia. «Infine ancora un falso - dice - cioè non aver fornito la comunicazione di inizio lavori, quando avevo presentato la stessa, insieme agli altri documenti. Insomma due trasgressioni di legge per incompetenza, più due eccessi di potere per falsità. Vista l'illegittimità del provvedimento, ho cercato di annullarlo con una serie di lettere da agosto a novembre 2009 ma dopo lunghe attese, le risposte non hanno avuto nessun esito perché il Comune ha continuato a rispondere che mancava il Durc, quando era stato loro inviato ben due volte».

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