Finanza
Hanno dato fuoco alla Vemar
Federico Lazzotti
Fiamme all'alba nel piazzale, migliaia di euro di danni
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GROSSETO. Per dare fuoco al piazzale della Vemar Helmets hanno dovuto scavalcare il cancello d'ingresso, percorrere il perimetro attorno ai capannoni e raggiungere la parte posteriore, quella che guarda verso il cavalcavia della statale Aurelia. Un percorso complicato se non si conosce la zona. Ecco perché la polizia sospetta che ad appiccare l'incendio che ha fatto migliaia di euro di danni sia stato qualcuno che conosceva i segreti dell'azienda. In fumo sono andati i circa cinquecento metri quadrati nei quali erano stoccati centinaia di caschi semilavorati e materiale di risulta, per lo più scarti di produzione. A dare l'allarme, ieri mattina all'alba, è stato un automobilista che intorno alle 5 stava percorrendo il cavalcavia che immette sull'Aurelia. «Vedo fuoco e fiamme provenire dalla Vemar», ha detto al centralino dei vigili del fuoco. Molto probabilmente al momento della chiamata i piromani erano ancora all'interno dell'azienda. Nessuno però li ha visti, né il guardiano che dorme all'interno della stessa azienda, né tantomeno il vigilante che durante la notte, ad intervalli regolari, esegue i controlli. «Non abbiamo mai ricevuto minacce in questi anni - spiega Andrea Frassinelli, responsabile dell'ufficio acquisti e produzione della Vemar - al massimo può esserci qualche reclamo per chi ha acquistato un casco, ma niente di più. Francamente non riusciamo a spiegarci quello che è successo né il motivo». Un precedente però c'è e risale al giugno del 2007 quando nei pressi dell'azienda venne dato alla fiamme un cassonetto della spazzatura. Niente a che vedere con quello che è avvenuto la scorsa notte, come ammettono dall'azienda. «Se come sembra si tratta di un atto volontario - vanno avanti dalla Vemar Helmets - è senza dubbio episodio gravissimo. La nostra zona a livello imprenditoriale non è certamente al top. Siamo in pochi a fare impresa e certi attacchi non sono un bel segnale per chi decide di investire». Le due squadre dei vigili del fuoco hanno impiegato un paio d'ore per spegnere le fiamme e mettere in sicurezza la zona. Quando l'incendio è stato domanto è stata la volta degli agenti della polizia al termine dei rilievi hanno anche ascoltato i vertici della Vemar per capire se avessero mai ricevuto minacce e il guardiano per sapere se avesse visto o sentito qualcosa. «Per il momento - è l'unica indiscrezione che trapela dalla Questura - non abbiamo trovato nessuna traccia dell'innesco». Sarà l'inchiesta e i rilievi della polizia scientifica a dover togliere i dubbi sulla mano che ha innescato l'incendio. A cominciare dal punto da dove sono entrati. «Possono essere passati anche dai campi per arrivare al piazzale», si lascia andare un investigatore. Ieri, nonostante l'inconveniente, la produzione non ha avuto nessun intoppo. «Tutto - proseguono i vertici Vemar - è proseguito regolarmente anche perché le fiamme - ripetono - hanno interessato soltanto il piazzale». Oggi dovrebbero iniziare le operazioni di bonifica. Durante l'incendio, infatti, sono andati in fumo diverse tonnellate di rifiuti che dovranno essere smaltiti da una ditta specializzata.
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