Proteste
Processati per l'agguato ai tifosi
◗
AGGUATO Le forze dellordine e i tifosi livornesi Dodici livornesi sotto accusa: pene da 4 a 10 mesi
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Pene da 4 a 10 mesi (sospesa a tutti meno che a un imputato) per i dodici giovani livornesi che il 7 giugno 2009 tesero un agguato («un'aggressione preordinata» secondo l'imputazione contestata dalla Procura di via Monterosa) ai tifosi del Grosseto che erano in attesa dell'inizio della partita di playoff per la promozione in serie A, appunto tra il Grifone e la squadra amaranto. Gli imputati hanno tutti patteggiato la pena davanti al giudice Compagnucci. Dieci mesi per Andrea Pirina, 36 anni, Claudio Del Rio, 29 anni, e Alessandro Ceccarini, 33 anni. Otto mesi per Nicola Villani, 27 anni, Maicol Mazza, 27 anni (l'unico cui non è stata sospesa), e Christian Del Vivo, 25 anni. Sei mesi per Andrea Balleri, 27 anni, Christian Porri, 25 anni, Tommaso Chellini, 30 anni, e Jonathan Dazzi, 23 anni. Quattro mesi per Matteo Salusti, 30 anni, e Riccardo Simoni, 32 anni (difesa Lorenzo Contucci di Roma, Elena Mannini e Paolo Mannucci di Livorno, Cristina Solignani di Grosseto). Differenziate le pene perché differenziate erano le accuse. Pirina, Del Rio, Ceccarini, Salusti e Simoni erano imputati di lesioni perché con calci e pugni inferti con aste, cinture e altri oggetti atti a offendere, avevano aggredito i tifosi del Grosseto: a uno di loro avevano causato una ferita lacero-contusa all'arcata soppraciliare sinistra con perdita di sangue. Tutti e cinque erano imputati anche del porto abusivo di mazze, aste e altri oggetti atti a offendere. Villani, Balleri, Porri, Del Vivo, Chiellini, Dazzi e Mazza erano invece imputati per la violazione della legge antiviolenza relativa alle competizioni sportive: in particolare, perché - come appartenenti alla tifoseria livornese - aver preso parte attiva a episodi di violenza, utilizzando e lanciando oggetti contundenti nei pressi dello stadio e prima della partita. Pirina, Del Rio e Ceccarini erano stati arrestati l'indomani (arresto differito consentito dalla legge) dalla Digos di Grosseto per lesioni aggravate e porto abusivo di oggetti atti a offendere. La polizia li aveva definiti come appartenenti a un gruppo emergente non collegato a gruppi organizzati, caratterizzato da "V" di colore giallo sulle maglie nere. Erano stati identificati mediante filmati e foto e grazie alla collaborazione del personale della Questura di Livorno. Quella che doveva essere una serata di festa, verso le 20 si era trasformata in un fatto di sangue. Un gruppetto di sostenitori avversari era sfuggito al controllo delle forze dell'ordine (il grosso - 200 tifosi - era arrivato alla stazione) ed era giunto nei pressi del bar Riksciò, a poche decine di metri da una delle entrate dello stadio. Erano volate bottiglie, sanni, vasi di fiori e sedie, secondo quanto ricostruirono alcuni testimoni. E un tifosi biancorosso venne appunto ferito alla testa. Quando da via Tarquinia erano passati i pullman carichi dei tifosi labronici, era partita una sorta di vendetta: i due schieramenti erano stati tenuti a stento a distanza. Al termine della partita che vide il Grosseto vittorioso, si scoprì anche che una decina tra macchine e motorini erano stati danneggiati nelle vie laterali e la vetrina di un bar spaccata. Dentro allo stadio, invece, prima del fischio d'inizio si era sparsa la voce, falsa, che un tifoso del Grosseto fosse stato accoltellato. (p.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
