La manifestazione
Finge il rapimento per "fare salino"
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POLIZIA Indagini della squadra mobile«Mamma, sono scappato dall'auto dei sequestratori». Ma era tutto inventato
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GROSSETO. Un bambino di 11 anni che racconta di essere rapito, un imprenditore che pensa a uno scambio di persona con suo figlio e una coppia di genitori terrorizzati. Fino a quando gli uomini della mobile non hanno capito che si trattava di una storia inventata di sana pianta. Martedì mattina, in città si è scatenato il panico dopo l'allarme lanciato dalla mamma di un bambino di 11 anni. «Mi hanno rapito - ha detto telefonando al cellulare della donna - vieni a prendermi». La mamma, terrorizzata, ha chiamato subito il marito, che era al lavoro in un'azienda di Grosseto. La donna, la mattina stessa aveva accompagnato l'undicenne a scuola, fin sul cancello dell'istituto frequentato dal ragazzino.
L'alunno ha aspettato che la mamma voltasse le spalle per cambiare direzione e per non entrare ad assistere alla lezione. Aveva deciso di fare salino, di non entrare a scuola. Ma poi, quella decisione probabilmente gli ha fatto paura. La sua assenza dal banco di scuola doveva essere in qualche modo giustificata. Ha utilizzato l'immaginazione e la fantasia. Ha chiamato la mamma con il suo telefono cellulare, dicendole che era stato rapito e che era riuscito a liberarsi. Pregandola di andare a riprenderlo. La donna ha chiamato il marito. Ma il contenuto di quella terribile telefonata non è rimasto segreto. L'uomo, impaurito, ha raccontato l'episodio al titolare dell'azienda che ha pensato ad uno scambio di persona. Suo figlio ha infatti la stessa età del ragazzino, e sulle prime, l'imprenditore ha pensato che l'obiettivo dei rapitori fosse proprio suo figlio e non quello del suo dipendente.
Mentre il dipendente terrorizzato è andato a recuperare suo figlio, il proprietario dell'azienda, altrettanto impaurito, ha deciso di correre in questura a raccontare tutta la storia. La polizia ha cominciato subito un'attività d'indagine e gli uomini della squadra mobile hanno deciso di parlare con la famiglia del ragazzino che aveva denunciato il rapimento. Ma una volta davanti a babbo e mamma, e con gli agenti della squadra mobile pronti a raccogliere tutti i dettagli dell'incredibile vicenda, i contorni della storia hanno cominciato a chiarirsi. Il ragazzino infatti, aveva raccontato ai genitori di essere stato rapito, caricato su un'utilitaria della quale però non ricordava il modello. Aggiungendo poi di essere riuscito a scappare perché i rapitori si erano fermati su una strada di Grosseto per comprare le sigarette.
Un racconto che faceva acqua da tutte le parti, dove i dettagli non erano certo al posto giusto. Incredibile, infatti, che i rapitori, una volta fatto salire il bambino in auto, fossero stati così sciocchi da fermarsi per comprare le sigarette, lasciandolo nell'abitacolo da solo e con gli sportelli aperti. È stato il ragazzino, alla fine, ad ammettere che quella storia se l'era inventata di sana pianta. Una bugia grossa come una casa che ha messo in allarme due famiglie e gli uomini della squadra mobile. Raccontata soltanto per marinare la scuola. Si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
L'alunno ha aspettato che la mamma voltasse le spalle per cambiare direzione e per non entrare ad assistere alla lezione. Aveva deciso di fare salino, di non entrare a scuola. Ma poi, quella decisione probabilmente gli ha fatto paura. La sua assenza dal banco di scuola doveva essere in qualche modo giustificata. Ha utilizzato l'immaginazione e la fantasia. Ha chiamato la mamma con il suo telefono cellulare, dicendole che era stato rapito e che era riuscito a liberarsi. Pregandola di andare a riprenderlo. La donna ha chiamato il marito. Ma il contenuto di quella terribile telefonata non è rimasto segreto. L'uomo, impaurito, ha raccontato l'episodio al titolare dell'azienda che ha pensato ad uno scambio di persona. Suo figlio ha infatti la stessa età del ragazzino, e sulle prime, l'imprenditore ha pensato che l'obiettivo dei rapitori fosse proprio suo figlio e non quello del suo dipendente.
Mentre il dipendente terrorizzato è andato a recuperare suo figlio, il proprietario dell'azienda, altrettanto impaurito, ha deciso di correre in questura a raccontare tutta la storia. La polizia ha cominciato subito un'attività d'indagine e gli uomini della squadra mobile hanno deciso di parlare con la famiglia del ragazzino che aveva denunciato il rapimento. Ma una volta davanti a babbo e mamma, e con gli agenti della squadra mobile pronti a raccogliere tutti i dettagli dell'incredibile vicenda, i contorni della storia hanno cominciato a chiarirsi. Il ragazzino infatti, aveva raccontato ai genitori di essere stato rapito, caricato su un'utilitaria della quale però non ricordava il modello. Aggiungendo poi di essere riuscito a scappare perché i rapitori si erano fermati su una strada di Grosseto per comprare le sigarette.
Un racconto che faceva acqua da tutte le parti, dove i dettagli non erano certo al posto giusto. Incredibile, infatti, che i rapitori, una volta fatto salire il bambino in auto, fossero stati così sciocchi da fermarsi per comprare le sigarette, lasciandolo nell'abitacolo da solo e con gli sportelli aperti. È stato il ragazzino, alla fine, ad ammettere che quella storia se l'era inventata di sana pianta. Una bugia grossa come una casa che ha messo in allarme due famiglie e gli uomini della squadra mobile. Raccontata soltanto per marinare la scuola. Si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
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