Sicurezza
Un nuovo presidente per Confagricoltura
El.Gi.
◗
NOBILE PRESIDENTE Anton Francesco Vivarelli Colonna alla guida di Conf Agricoltura provinciale di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna prende il timone da Diana Theodoli Pallini
2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Guidare il rilancio di un'agricoltura "made in Maremma", aprendosi all'export. Con questi input fra tradizione e innovazione, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, 41 anni, si è insediato ieri alla presidenza provinciale di Confagricoltura Grosseto, spiegando di voler contrastare una crisi congiunturale iniziata nel 2008 ma il cui impatto si fa sentire ora. È lui l'erede di Diana Theodoli Pallini, che ha guidato l'associazione per sei anni (due mandati consecutivi) e di cui il neoeletto punta a proseguire l'operato. Erede di una famiglia di importanti proprietari terrieri, imprenditore agricolo nella sua azienda vicino ad Albinia (La Barca) e già vicepresidente di Confagricoltura, è l'ultimo di una famiglia nobiliare risalente nientemeno a Carlo Magno («per parte di nonna», spiega). Nato a Firenze nel 1969, maturità scientifica e laurea alla scuola per interpreti e traduttori di Pisa, sposato e con due figli, Colonna è anche figlio di Giovanni Battista, già presidente di Confagricoltura provinciale e vicepresidente nazionale dell'associazione, e nipote di Francesco, che dai primi del '900 si dedicò alla sistematica ristrutturazione agricola dei suoi possedimenti, proprietà familiare da fine '700. Molti i progetti di rilancio del nuovo presidente, che spiega di voler proseguire nel solco di un mandato importante. «Sono grato a Diana Theodoli Pallini e cercherò di continuare quello che ha fatto a favore di un potenziamento del settore agricolo e di un marchio "maremmano", per fronteggiare il libero mercato e il mercato internazionale». Parola d'ordine far fare "massa critica" alle imprese locali e «aggregare la materia prima (esempio il grano) per essere più competitivi sul mercato internazionale, unendo tutti i produttori estensivi e meno estensivi esistenti sulla piazza agricola attraverso cooperative consortili, per far sì che possano trattare meglio con i trasformatori e il libero mercato». Difendere e rilanciare l'agricoltura tradizionale, insomma, creare incentivi e salvaguardare i contributi comunitari, «salvare la nostra pac ma anche sposare nuovi progetti, aprirsi all'esterno e mettere il naso fuori dal territorio, internazionalizzare l'agricoltura e inserire i nostri prodotti in altri mercati».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
