Proteste
Tra giovedì e venerdì al Misericordia è scattato il piano antincendio: porte bloccate e minuti di panico
«Ho premuto l'allarme per errore»
Federico Lazzotti
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PRONTO SOCCORSO. A sinistra un interruttore antincendio Al centro la hall dellospedale Il racconto della paziente: cercavo l'interruttore ma non c'erano protezioni
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GROSSETO. «Giovedì notte sono stata io a premere l'interruttore che ha fatto scattare l'allarme antincendio generando il caos al pronto soccorso del Misericordia. Ma è stato un errore: stavo solo cercando di uscire dall'ambulatorio. Di interruttori come quello ce ne sono decine nei corridoi e nessuno è protetto da un vetro. E chiunque può cadere nel mio stesso errore». La paziente zero ha passato i sessant'anni e per il momento vuole restare anonima, anche se - dice - «se l'inchiesta dovesse andare avanti non avrò problemi a fornire i miei dati». Ha deciso di raccontare quello di cui è stata artefice (involontaria) e vittima tra giovedì e venerdì al pronto soccorso del Misericordia, soprattutto per una questione di sicurezza. «Quando è scattato l'allarme - ricorda - le porte si sono chiuse una dopo l'altra e sono rimasta imprigionata. Se si fosse trattato davvero di un incendio le persone che erano rimaste dentro difficilmente si sarebbero salvate. Poi, il giorno dopo, ho letto il giornale e ho visto che l'Asl ha attribuito la responsabilità del disagio a un gesto volontario, raccontando che per far scattare l'allarme è necessario rompere un vetro. Io non ho rotto nessun vetro. Di interruttori simili a quello che ho spinto ce ne sono ovunque, tutti ad altezza uomo: basta un dito - per sbaglio o per scherzo - a far scattare il piano antincendio». La signora giovedì è arrivata al Misericordia intorno alle 20. «Durante il pomeriggio - racconta - ho accusato dei dolori fortissimi alla aorta e sono andata dal medico di famiglia. È stato lui a chiamare un'ambulanza della Croce Rossa e a consigliarmi di andare d'urgenza al pronto soccorso dove sono arrivata in codice rosso per un sospetto aneurisma». Quattro ore di accertamenti durante i quali la signora è stata anche sottoposta a una Tac che ha escluso complicazioni. «Medici e infermieri - sottolinea - sono stati bravissimi. Al termine dei controlli mi hanno detto che si trattava di un'ernia al disco che spiengendo su un nervo generava quel dolore lacinante». A mezzanotte la donna, completati gli esami e trovata la causa del malessere, era in uno delgi ambulatori, sul punto di essere dimessa. «Nella concitazione del trasporto in ospedale - racconta - avevo lasciato gli occhiali a mia figlia. In più dopo la paura e tutto quelli esami ero un po' stordita. Ho chiesto al medico se mi poteva accompagnare, lui mi ha risposto che era facile trovare l'interruttore nel corridoio, bastava spingere il primo che trovavo. Così sono uscita e ho seguito le sue indicazione, ho premuto il primo pulsante nero che ho visto ma non è successo niente. Allora mi sono avvicinata e ho guardato meglio: sopra c'era il disegno di una fiamma e ho capito che avevo fatto una fesseria. Così sono tornata dal medico per raccontare quello che era successo. Da come mi ha risposto ho intuito che si trattava di una cosa che capita spesso». Pochi istanti dopo, infatti, è scattato il piano antincedio: sirene spiegate a tutto volume, porte bloccate e una voce registrata che ha ripetuto per centinaia di volte la stessa frase. «Vi è una probabile situazione d'emergenza, vi preghiamo di attendere le prossime istruzioni». Prossime istruzioni che non sono mai arrivate. Sono arrivati, invece, due tecnici della sicurezza che hanno impiegato oltre un'ora per disattivare l'allarme e ristabilire il silenzio nei corridoi del pronto soccorso. «Per fortuna - racconta la donna - sono riuscita ad uscire da una porta laterale e con mia figlia che mi aspettava fuori dall'ambulatorio, attraverso il reparto di pediatria, siamo tornate nella sala d'attesa da dove siamo riuscite finalmente ad uscire». La vera sopresa la sigora l'ha avuta quando il giorno seguente ha letto la ricostruzione dell'Asl che parlava di «gesto volonatrio». «Non era mia intenzione innescare quel caos - conclude - ma certi interruttori non dovrebbero stare alla portata di tutti. Com'è capitato a me potrebbe succedere ancora».
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