Il Tirreno

Grosseto

Violenze sulla figlia adottiva

Pierluigi Sposato
<b>TRIBUNALE.</b> La prima udienza &egrave; fissata per novembre
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TRIBUNALE. La prima udienza è fissata per novembre

Un uomo di 58 anni a giudizio anche per stalking

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 GROSSETO. È accusato di aver violentato la figlia adottiva oggi 23enne, straniera. Palpeggiamenti ma anche rapporti completi, che sarebbero iniziati quando la ragazza aveva 13 anni. Atti di stalking, andati avanti fino alla metà del giugno scorso. E botte. Accuse per le quali l'uomo era stato portato in carcere.  L'uomo - 58 anni, abitante in un paesino della zona nord della provincia - tornato libero, era stato obbligato a non avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla ragazza. Per quelle identiche accuse, a dieci mesi di distanza dall'esecuzione della misura cautelare, l'uomo è stato rinviato a giudizio: il collegio dovrà occuparsi di lui il 23 novembre.  Lo ha deciso il gup Molino, che ha accolto la richiesta del pm Navarro al termine delle indagini preliminari. Il giudice ha individuato come parte offesa non solo la ragazza, assistita dall'avvocato Calabria, ma anche l'associazione "Mai più Lucrezia" onlus di Salerno. Difeso dall'avvocato Carnicelli, il patrigno è sospettato di quanto raccontato dalla ragazza in tre querele, del marzo, aprile e giugno 2010. Violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità legate ai legami, all'età e ai poteri di genitore adottivo: episodi ripetuti nel tempo che sarebbero avvenuti, secondo l'accusa, sotto la minaccia di riferire tutto alla madre, che ne sarebbe stata all'oscuro, sotto la minaccia di non dare più denaro se non avesse soggiaciuto alle sue richieste, sotto la minaccia di non farla più uscire. Episodi andati avanti fino a che la ragazza aveva avuto 18 anni. I rapporti completi sarebbero iniziati quando lei aveva 16 anni, fino ai 21. Poi si era allontanata di casa. Era andata (gennaio 2010) a casa del fidanzato e quindi da una zia.  Per quanto riguarda lo stalking, invece, l'uomo avrebbe atteso la ragazza di fronte alla fermata del pullman, davanti a scuola, nel locale pubblico dove lavora, davanti alla casa protetta; le avrebbe inviato sms e telefonate, minacciandola; si era detto «geloso» e «innamorato», al punto che se l'avesse vista con altri l'avrebbe ammazzata. Il tutto fino al 5 giugno scorso. Un periodo di tempo e una serie di situazioni che avrebbero causato alla ragazza uno stato di ansia e di paura, costringendola a cambiare abitudini di vita. A gennaio l'avrebbe infine presa per i capelli e le avrebbe dato due schiaffi (1 giorno di prognosi), alla schiena. Inizialmente, le ipotesi di reato contenute nell'ordinanza di custodia eseguita nell'estate scorsa comprendevano anche le ingiurie: nel febbraio precedente il patrigno l'avrebbe apostrofato con il termine «zoccola». Quest'ultima accusa non fa parte adesso del capo di imputazione contestato.  I carabinieri, che avevano effettuato le indagini, avevano cercato e allegato al fascicolo una serie di riscontri precisi alle minuziose descrizioni della ragazza, comprese quelle relative a certi pantaloni indossati dall'indagato.

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