Il dolore
Sel e Comunisti, lite su Bonifazi
Lorenzo Santorelli
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Buzzetti Buzzetti attendista, Barzanti non appoggia il Pd
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GROSSETO. «Se Bonifazi e il Pd ritengono di essere autosufficienti, nonostante il risultato elettorale, non spetta a noi prendere posizione. Siamo aperti al dialogo perché puntiamo all'unità del centrosinistra, sul modello del governo regionale, ma deve essere su basi politiche. La strada intrapresa dimostra che non ci interessano le poltrone e possiamo tranquillamente rimanere in silenzio fino al ballottaggio». Con un atteggiamento attendista, a metà tra la porta chiusa e la mano tesa, il coordinatore provinciale di Sel Buzzetti detta la linea del partito sul ballottaggio e rimanda la palla nel campo del Pd. Per adesso tra i due candidati rimasti in corsa, l'unico ad aver invitato la sinistra ad una "collaborazione" è stato Lolini e non Bonifazi. «Invito paradossale, noi la destra la usiamo solo per scrivere» ribatte fermamente Citerni che però contesta il ragionamento fatto dal segretario regionale del Pd Manciulli, secondo il quale anche alleandosi con la sinistra Bonifazi non avrebbe vinto al primo turno. «Il 4,95% non può essere attribuito solo all'Udc. Dividendolo in parti uguali con Api e la civica fare Grosseto il peso dell'Udc diventa di poco più dell'1,5%. Togliendo questo apporto e aggiungendo il nostro Bonifazi avrebbe vinto con il 53%». Intanto volano gli stracci dentro la Federazione della Sinistra dopo l'invito del segretario dei Comunisti Italiani Barzanti a non votare Bonifazi al ballottaggio. «L'operazione messa in atto dal Pd è fallita ma una sinistra responsabile non può permettere alle destre di governare. Ancora non abbiamo una posizione e Barzanti ha parlato a titolo personale contravvenendo ai patti dentro la Federazione» attacca il segretario di Rifondazione Zaccherotti che poi lancia una sfida. «Io mi dimetterò dalla segreteria del partito per dare spazio al rinnovamento e perché i risultati potevano essere migliori. Voglio vedere se lui, che ha preso 40 voti, si farà da parte». «Come si fa ad essere alternativi ad un progetto e poi votarlo al ballottaggio - controbatte Barzanti - tanto valeva allearci al primo turno. Zaccherotti mi attacca personalmente, fa bene a dimettersi se intende la politica come un ring. Sono deluso perché potevamo prendere qualche voto in più ma continuerò a metterci la faccia». Meini, portavoce della Federazione, prova a smorzare le polemiche. «Il progetto di costruzione della sinistra deve essere inclusivo e lo perseguiremo, anche dopo le elezioni, con tutte le forze che ci staranno». Però la conclusione è sibillina e lascia spazio a interpretazioni. «Certi personalismi vanno superata».
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