La manifestazione
Sconto a Staiani, 16 anni in appello
Federico Lazzotti
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OMICIDIO. La scena del delitto nella villa di Arcidosso In primo grado condannato a 24, la Corte: le attenuanti sono prevalenti
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FIRENZE. «Le attenuanti sono prevalenti su tutte le aggravanti». È con questa motivazione che la Corte d'Appello di Firenze ha ridotto da 24 a 16 anni la pena nei confronti di Aldo Staiani, il cuoco di 30 anni che il 9 luglio del 2008 uccise con dodici coltellate Silvana Abate, 72 anni, nella sua villa alle porte di Arcidosso. In attesa di conoscere i particolari della sentenza, che saranno pubblici alla fine di maggio, il risultato dell'Appello appare figlio delle motivazioni del giudice di primo grado e di un conteggio matematico legato da un lato alla scelta del rito abbreviato e dell'altro al fatto che l'imputato fosse incensurato. Una sentenza che i familiari della vittima definiscono «pazzesca» e «scandaloso». Spiega Monica Francescatti, la maggiore dei quattro figli della vittima: «Mia madre era una donna indifesa che è stata trucidata nella propria casa. Non credo che un delitto tale meriti il minimo della pena. In ogni caso - conclude - spero che almeno gli serva di lezione visto che è giovane, ha una famiglia e un futuro». Era stato lo stesso giudice Pietro Molino, all'indomani della condanna a 24 anni del 16 settembre 2009, a definire Aldo Staiani come un «novello Raskolikov». E come il protagonista di Delitto e Castigo di Dostoijeskiy avrebbe agito in «preda della propria stolidità e indadeguatezza alle difficoltà della vita». Scoperto all'interno della villa de la Foresta di Arcidosso dalla proprietaria - è la ricostruzione sposata anche del pubblico ministero Alessandro Leopizzi - avrebbe cercato di convincere la donna a non chiamare i carabinieri. «Non mi rovini», avrebbe detto prima di perdere il controllo, tirare fuori il coltello a scatto che aveva con sé e colpire la vedova Francescatti con dodici fendenti prima di lasciare il cadavere sull'ingresso della villa e fuggire portando con sé una federa con dentro il cellulare della vittima e un portagioie che ha poi gettato con le scarpe che aveva indosso e l'arma del delitto in un cassonetto della spazzatura. Il cadavere di Silvana Abate è stato scoperto il giorno dopo dai carabinieri. Gli inquirenti hanno impiegato quasi quattro mesi per risolvere il giallo. Per risalire al cuoco che da due anni lavorava nel Convitto di Arcidosso sono stati due gli elementi decisivi: la telefonata effettuata la mattina del delitto dall'assassino a casa dell'anziana per accertarsi che non fosse in casa e il dna ritrovato sul luogo del delitto. È incrociando questi due dati che gli investigatori sono riusciti a incastrare Staiani. Era il 7 novembre 2008. Quella notte lo stesso assassino davanti al pubblico ministero confessò il delitto. «Con la mia famiglia - raccontò agli inqurienti che lo avevano arrestato - avevamo visto quella casa a dicembre per andarci a vivere. La signora voleva affittarla ma chiedeva una cifra che non potevamo permetterci. In paese si diceva che la signora avesse un caveau e tanto denaro». Quando a luglio Staiani è rimasto ad Arcidosso senza la famiglia e senza soldi avrebbe pensato al furto in quella villa isolata alle porte del paese. «Mangiavo un gelato a pranzo e un panino a cena da una settimana», ha aggiunto durante la confessione definita dal giudice «liberatoria». Anticamera dello sconto a 16 nel processo d'Appello.
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