Il Tirreno

Grosseto

L’impresa al secondo turno sembra improba. E il Pdl, come il Pd, tace

Ma anche Lolini non ride

<b>COMUNE. </b>La sede in centro storico
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COMUNE. La sede in centro storico

Partenza debole, non basta il consenso personale

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 GROSSETO. L'unico sorriso sincero, dopo il voto di ieri, Bonifazi può allargarlo guardando in casa altrui. In casa Lolini, lo sfidante, che a sua volta dal risultato di lunedì ha poco da gioire. È vero, Lolini è riuscito ad arrivare al ballottaggio, laddove cioè il suo predecessore (Gabriele Bellettini, Udc, oggi dall'altra parte) aveva fallito. Ma ci arriva col fiato corto, sulla scorta di un risultato numerico debole: 16.154 voti, 1.400 meno di quelli raccolti nel 2006 da Bellettini.  Anche per questo ieri, proprio come a casa Bonifazi, lo staff di Mario Lolini ha preferito tacere e non sbandierare il traguardo del ballottaggio - che pure a inizio campagna si profilava obiettivo eccellente - come un successo. Il candidato sindaco, va detto, ha fatto del suo meglio: sul suo nome, infatti, sono confluiti ben 2656 voti in più di quelli complessivamente raccolti dalle liste che lo sostenevano. Ma è palese che l'ottima performance individuale non basta. I due punti di valore aggiunto che Lolini ha regalato alla coalizione lo portano a ripartire da un 35,4% tutt'altro che confortante, e non nascondono il dato complessivamente negativo segnato dal centrodestra. Anzi. Lolini, con il suo appeal, sembra aver già preso tutto il possibile a questo primo giro. Al secondo potrà raccogliere gran parte del consenso di Bragaglia (Mat), che già si è schierato per lui. Ma è poca cosa, mentre tutti sanno che gli elettorati di Felicioni e del Movimento 5 Stelle potranno al massimo dividersi equamente tra i duellanti. Il messaggio di apertura alle sinistre della Citerni, lanciato lunedì sera a caldo da Lolini, è apparso più come un segno da "ultima spiaggia" che una realistica proposta politica. In ogni caso anche nel centrodestra c'è da meditare a fondo, cominciando magari - pure qui - da una campagna elettorale intensa ma forse troppa "di rincorsa" su temi spiccioli. La vittoria è difficile, ma la parola impossibile - quando si va a votare ripartendo da zero - non esiste.  Ma se i due "vincitori" del primo turno non hanno di che esultare, c'è qualcuno che dopo questo voto può cantare vittoria? Cristina Citerni no: buon risultato (inferiore alle aspettative), ma insufficiente a "costringere" Bonifazi a implorare aiuto alle sinistre per il secondo turno. La debolezza di Lolini, in fondo, indebolisce anche Sel e Fed. La sinistra comunque è viva, e c'è da credere che il dialogo col Pd, dopo il 29 maggio, riprenderà.  Chi invece sicuramente brinda a un risultato a dir poco straordinario senza se e senza ma sono i socialisti Riformisti. Volano al 7,40%, seconda forza del centrosinistra dopo il Pd. E soprattutto stravincono il duello tutto casalingo con i compagni di Giancarlo Tei (Insieme per Grosseto), fermi sotto il 4%. Il che vuol dire - tradotto in soldoni politici - che se Bonifazi tornerà sindaco, nel comporre la sua giunta dovrà avere loro come primi interlocutori. Mica male. E.G.

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