La manifestazione
In "pole" non si festeggia
Emilio Guariglia
Per Bonifazi largo vantaggio, ma risultati deludenti
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GROSSETO. Parola d'ordine: silenzio. A parte le stringate e prudenti dichiarazioni dei due candidati (da noi sollecitate e riportate nella pagina a fianco, ndr.), dai quartieri generali dei duellanti che il 29 maggio si sfideranno al ballottaggio ieri nessun commento al voto. Strano, stranissimo. Un vuoto che neppure i clamorosi ritardi sui risultati definitivi possono giustificare. Perché tanta esitazione, pur essendo già cominciata un'altra campagna elettorale? Forse perché stavolta nessuno, di qua e di là, trova l'appiglio al quale aggrappare toni trionfali. Sia Bonifazi che Lolini, infatti, da questo primo turno hanno più motivi di delusione che di conforto. Ed è facile immaginare che il day after sia segnato, in entrambi i fronti, da discussioni anche forti su quel che è accaduto. Emilio Bonifazi, è vero, è in largo vantaggio sull'avversario e parte strafavorito per il ballottaggio. A meno infatti di un improbabile appello di Cristina Citerni al voto per Lolini, anche la sola astensione di massa degli elettori di Sel e Fed al secondo turno gli spianerebbe la vittoria. È chiaro tuttavia che, a prescindere dai rischi comunque insiti nel voto bis, quel 45,8% è deludente, dopo quattro anni di governo della città. Ed è chiaro che qualcosa - per un sindaco che gli ultimi sondaggi davano a un gradimento oltre il 53% - non ha funzionato a dovere. A cominciare dalla scelta di allearsi con l'Udc. Una scelta senz'altro coraggiosa, visto che Bonifazi sapeva di rischiare senza Sel, ma in concreto controproducente. Lo stesso Bonifazi, d'altra parte, di suo ottiene un buon risultato: 1.141 voti in più di quelli raccolti dalle liste che lo sostengono. Ma paradossalmente, il suo dato percentuale (45,83%) è di quasi 3 punti inferiore a quello delle liste stesse. Cosa è accaduto? Semplice. Se è vero che Bonifazi ha raccolto consensi da chi ha votato per liste di altri schieramenti, è altrettanto vero che molti elettori di liste del suo schieramento hanno votato altri candidati sindaci. Chi ha "tradito"? L'indiziato numero uno per questo voto disgiunto a sfavore di Bonifazi è proprio l'elettorato dell'Udc: fedele al proprio simbolo e al proprio candidato di lista, ma forse incapace di turarsi il naso sul nome Bonifazi, storico "nemico". Ecco allora che il bel 5% - per certi versi superiore alle attese - incassato dalla lista Udc non sembra tradursi tutto in consenso per il sindaco. Se pure così fosse, però, non basterebbe a spiegare tutto. Qualcosa manca all'appello anche dall'elettorato del Pd, forse da quella fetta di partito che non ha perdonato a Bonifazi la rottura a sinistra. La scelta pro Udc, tuttavia, Bonifazi l'ha condivisa appieno, almeno ufficialmente, con i vertici del Pd. E qui si arriva a un altro punto dolentissimo. Il vero tracollo è quello registrato dal Pd, scelto in questa tornata da 11.506 elettori. Solo un anno fa, alle regionali, nonostante un'affluenza ancora più bassa, il più grande partito della città si era fermato a 12.124. Ma il dato più clamoroso è un altro: i Ds, cinque anni fa, avevano raggiunto quota 11.770, da sommare ai 4.618 voti della Margherita. Che fine ha fatto quel patrimonio? Dilapidato, in un precipizio che lo stesso Bonifazi lunedì sera - a caldo - avrebbe fatto notare ai suoi. Anche perché quello grossetano è un dato in netta controtendenza con il nazionale, dove il Pd riprende ovunque fiato. Difficile pensare che su questi temi - alleanza con l'Udc, tonfo del partito - non si apra un confronto, anche aspro. Così come qualcosa ci sarà da ridire sulla campagna elettorale, apparsa a molti più di facciata che di sostanza, quasi stonata rispetto all'immagine del "sindaco uno di noi" tipica - e vincente - di Bonifazi. In particolare per quella parata di grandi nomi mordi e fuggi sui quali il Comitato elettorale ha puntato tutto, ma che alla fine - poco concreti sui temi locali - sembrano aver sortito più sgradevoli effetti collaterali che benefìci. Certo, il dato oggettivo è che oggi Bonifazi è in testa e ha tutti i numeri per vincere al ballottaggio anche tenendo fede all'impegno di non flirtare con le sinistre. Ma altrettanto oggettiva è la necessità di fare i conti con un innegabile mezzo flop, per predisporre gli opportuni correttivi e non rischiare brutte sorprese. La prudenza post elettorale di ieri sembra dire che la "riflessione" è già avviata.
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