Il Tirreno

Grosseto

Daviddi fa man bassa di preferenze

Francesca Ferri
Daviddi fa man bassa di preferenze

È la più votata del Pd. Nessuna croce sul nome per 47 candidati

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Hanno rapito il cuore dei grossetani e, soprattutto, se ne sono accaparrati la preferenza. Sono i trenta candidati al Consiglio comunale, su un totale di 482, che hanno ottenuto più voti, in tutto 10.888. Non tutti riusciranno a sedere sugli scranni del Consiglio perché i meccanismi per l'elezione a consigliere non si basano sulla preferenza diretta dal basso. Rimane però la consolazione di sapere che in tanti hanno riposto in loro fiducia.  A cominciare dai mille che hanno scritto sulla scheda il nome di Maria Chiara Daviddi, Pd. Se le donne si contano sulle dita di una mano - solo cinque e tutte del Pd a fronte di venticinque maschietti - il primo posto è rosa scintillante con la ex consigliera, al terzo mandato, che raccoglie una valanga di preferenze.

Daviddi batte ogni record e schiaccia gli avversari, anche del suo stesso partito. La media di voti ottenuti da ciascuno dei magnifici trenta è 362; lei triplica il risultato, stracciando addirittura il suo capolista Roberto Panfi, fermo all'11º posto, e staccando di 121 voti il secondo in classifica, il segretario provinciale Pdl Luca Agresti.  Il podio si completa con Luigi Colomba, Pdl, che arranca per salire sul terzo gradino con "appena", si fa per dire, 482 preferenze. 

I consiglieri più votati dai grossetani sono quelli del Pd (12), seguiti da i candidati proposti da Pdl (8), Psi e Udc (3 ciascuno) e Idv e la lista Lolini Sindaco (2 ciascuno). Il parterre è tra i più vari. C'è il medico di famiglia, il perito agrario, l'universitario, il commercialista.  Tra i più giovani, Pietro Migliaccio, 24 anni, Pd, volontario e studente di scienze politiche «ma politico di vecchio pelo - si schernisce - perché a 19 anni ero consigliere di circoscrizione». 

Per un giovane che sale con successo i gradini della cosa pubblica, c'è chi la salita l'ha affrontata tanto tempo fa e oggi delude un po'. Tra i veterani dei banchi comunali impantanati nella seconda metà della classifica ci sono Montemaggi (Pdl) e Stellini (Pd), che del Consiglio uscente sono stati rispettivamente capogruppo del proprio partito e presidente.  Entrano invece a gamba tesa nomi e volti nuovi.

A partire da Stefano Rosini, il battagliero insegnante che ha lanciato da Grosseto una guerra al precariato nella scuola a suon di ricorsi che fa tremare la Gelmini. «Prendere questi voti dell'Idv non è facile - spiega - perché il nostro partito o è amato o è odiato. È una vittoria frutto del lavoro di un gruppo sano e onesto per il quale l'assessore Tenuzzo si è impegnata in prima persona a scanso degli scettici». Un lavoro tra la gente «e ora - spiega Rosini - alla gente chiedo di non lasciarmi da solo, ma di informarmi delle loro necessità. Sarò il loro portavoce». 

Se Rosini parla di lavoro di gruppo, al contrario di sponsor unico si può dire nel caso di Veronica Tancredi, super sponsorizzata dall'onorevole Sani per il cui ufficio stampa ha lavorato fino a ieri, che raggranella 263 preferenze. La stessa Daviddi ha potuto contare sull'appoggio del marito, l'ex vicesindaco Borghi (vedi articolo in basso), mentre Francesco Giorgi, raccoglie l'eredità e la fiducia degli elettori di papà Luciano, ex senatore. 

Così come Iacopo Tonelli, 25 anni, nipote del presidente della Camera di Commercio Lamioni, ha potuto affidarsi a un bacino di potenziali supporters che orbitano intorno allo zio e guadagnare il settimo posto nonostante sia alla prima carica politica. Un risultato così esorbitante che è balzato davanti a politici navigati come il compagno di lista Amedeo Gabbrielli, ex consigliere, che nonostante le 360 preferenze non ce la fa a guadagnare il Consiglio. «Ad Amedeo faccio i miei complimenti per il risultato di questi anni - spiega - ora il mio impegno sarà di avvicinare alla politica quelli della mia generazione».

Come dire, largo ai giovani...  Una curiosità. All'altro capo della classifica c'è chi non è riuscito a far breccia nell'elettorato e, per una cinquantina di persone, la propria candidatura non ha convinto neanche loro stessi. Zero preferenze sono andate a 47 candidati che, forse contando sul fair play, hanno avuto la delicatezza di non scrivere il proprio nome sulla scheda. Nessun altro, però, li ha votati. Peggio di tutti ha fatto il Partito del Sud: su 22 in lista (cinque signor Livorno e due signor Romano), in dieci non hanno preso neanche un voto, tre ne hanno preso uno e quattro due voti.

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