La manifestazione
Scuola, altri 80 posti a rischio tagli
Elisabetta Giorgi
La Cgil lancia l'allarme: nuovo colpo di mannaia sulla Maremma
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GROSSETO. Non bastavano le sforbiciate degli ultimi anni. Secondo la Cgil, in provincia di Grosseto nell'anno scolastico 2011/2012 saranno tagliati altri 70/80 precari della scuola tra personale Ata e docenti.
Una mannaia che s'inquadra in quella fatta calare dal Miur (il ministero dell'università e ricerca guidato da Maria Stella Gelmini) in tutta Italia. Dove, complessivamente, dove torneranno a casa 19.750 persone di cui 9.260 delle scuole elementari, 1310 delle medie e 9mila delle superiori.
E' la terza tranche di tagli decisi dalla Gelmini/Tremonti, informa la Cgil scuola Grosseto che conferma dati già ventilati i mesi scorsi, per un taglio che in Maremma si aggiunge ai 310 posti persi negli ultimi due anni e un totale di 400 posti di lavoro "aboliti d'ufficio".
Dettagli e dati specifici - scuola per scuola - saranno noti i mesi prossimi. Ma intanto il sindacato maremmano non si dà per vinto, e nell'ultima infuocata assemblea di giovedì scorso nella sala 1º Maggio della Cgil - dov'era presente anche la segretaria nazionale della Cgil scuola Mara Mellace accanto a Laura Lambardi (segretaria provinciale Flc Cgil Grosseto) - ha annunciato che «tra qualche mese partiranno le vertenze contro il ministro».
A fine agosto, insomma, un centinaio di persone tra docenti e Ata avrà pronta la causa nei confronti del ministro dell'istruzione, università e ricerca di Maria Stella Gelmini. «È l'ora di dire basta ai contratti "a tempo" che si trascinano da tempo immemorabile, anche da più di vent'anni anni», dicono dal sindacato. E lo scopo delle vertenze intentate contro il ministro è quello di farsi assumere a tempo indeterminato.
La Maremma - ha fatto notare la Mellace - ha fatto da apripista nell'impugnare i termini della legge Sacconi e spianare la strada alle vertenze, che da qui in poi (vista l'adesione di massa registrata tra tutti i sindacati) si annunciano fitte. Un boom preannunciato dalle 600 missive spedite per raccomandata al Miur in questi mesi per bloccare i termini del collegato lavoro, ovvero la legge che ha ridotto i termini (fissandoli al 31 dicembre 2011) entro cui il lavoratore precario può promuovere una vertenza di lavoro ed essere immesso in ruolo.
Entro quella data, chi ha impugnato i termini può poi decidere liberamente se fare davvero causa al ministro o meno, ma intanto ne ha creato i presupposti. E l'ultima assemblea alla Cgil serviva per proseguire nella potente macchina organizzativa messa in moto dai precari, i quali sono stati divisi in tre gruppi: quelli che hanno avuto le cattedre dal provveditore agli studi (cattedre "vacanti"), quelli chiamati dai dirigenti scolastici (supplenze), e quelli che hanno avuto la chiamata per metà dal provveditore e per metà dai dirigenti.
Da qui in poi il legale Laura Pippi chiamerà i gruppi di persone e ad agosto le prime vertenze finiranno sul tavolo del giudice del lavoro. «In tutta Italia - dice il coordinamento precari della Cgil - molti tribunali ci hanno dato ragione. La prima sentenza a favore dei precari è stata emessa dal tribunale di Siena, l'ultima in ordine di tempo quella del tribunale di Padova. Ovunque il ministero rischia di essere condannato a risarcimenti milionari».
Una mannaia che s'inquadra in quella fatta calare dal Miur (il ministero dell'università e ricerca guidato da Maria Stella Gelmini) in tutta Italia. Dove, complessivamente, dove torneranno a casa 19.750 persone di cui 9.260 delle scuole elementari, 1310 delle medie e 9mila delle superiori.
E' la terza tranche di tagli decisi dalla Gelmini/Tremonti, informa la Cgil scuola Grosseto che conferma dati già ventilati i mesi scorsi, per un taglio che in Maremma si aggiunge ai 310 posti persi negli ultimi due anni e un totale di 400 posti di lavoro "aboliti d'ufficio".
Dettagli e dati specifici - scuola per scuola - saranno noti i mesi prossimi. Ma intanto il sindacato maremmano non si dà per vinto, e nell'ultima infuocata assemblea di giovedì scorso nella sala 1º Maggio della Cgil - dov'era presente anche la segretaria nazionale della Cgil scuola Mara Mellace accanto a Laura Lambardi (segretaria provinciale Flc Cgil Grosseto) - ha annunciato che «tra qualche mese partiranno le vertenze contro il ministro».
A fine agosto, insomma, un centinaio di persone tra docenti e Ata avrà pronta la causa nei confronti del ministro dell'istruzione, università e ricerca di Maria Stella Gelmini. «È l'ora di dire basta ai contratti "a tempo" che si trascinano da tempo immemorabile, anche da più di vent'anni anni», dicono dal sindacato. E lo scopo delle vertenze intentate contro il ministro è quello di farsi assumere a tempo indeterminato.
La Maremma - ha fatto notare la Mellace - ha fatto da apripista nell'impugnare i termini della legge Sacconi e spianare la strada alle vertenze, che da qui in poi (vista l'adesione di massa registrata tra tutti i sindacati) si annunciano fitte. Un boom preannunciato dalle 600 missive spedite per raccomandata al Miur in questi mesi per bloccare i termini del collegato lavoro, ovvero la legge che ha ridotto i termini (fissandoli al 31 dicembre 2011) entro cui il lavoratore precario può promuovere una vertenza di lavoro ed essere immesso in ruolo.
Entro quella data, chi ha impugnato i termini può poi decidere liberamente se fare davvero causa al ministro o meno, ma intanto ne ha creato i presupposti. E l'ultima assemblea alla Cgil serviva per proseguire nella potente macchina organizzativa messa in moto dai precari, i quali sono stati divisi in tre gruppi: quelli che hanno avuto le cattedre dal provveditore agli studi (cattedre "vacanti"), quelli chiamati dai dirigenti scolastici (supplenze), e quelli che hanno avuto la chiamata per metà dal provveditore e per metà dai dirigenti.
Da qui in poi il legale Laura Pippi chiamerà i gruppi di persone e ad agosto le prime vertenze finiranno sul tavolo del giudice del lavoro. «In tutta Italia - dice il coordinamento precari della Cgil - molti tribunali ci hanno dato ragione. La prima sentenza a favore dei precari è stata emessa dal tribunale di Siena, l'ultima in ordine di tempo quella del tribunale di Padova. Ovunque il ministero rischia di essere condannato a risarcimenti milionari».
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