Il Tirreno

Grosseto

L’azienda a luglio debutta con una nuova linea di prodotti realizzati nello stabilimento di Albinia

Nei carciofi il batterio che fa bene

Francesca Gori
<b>LA RICERCA.</b> &Egrave; stata condotta nello stabilimento Copaim di Albinia
◗
LA RICERCA. È stata condotta nello stabilimento Copaim di Albinia

Alla Copaim un investimento da 1 milione e 300mila euro per la ricerca

3 MINUTI DI LETTURA





 ALBINIA. Fino ad oggi, il Bifidus veniva messo soltanto nei prodotti caseari. Negli yogurt, come insegna Alessia Marcuzzi sul piccolo schermo. Alla Copaim però, i ricercatori hanno voluto pensare anche a chi i latticini non può mangiarli. E così, i carciofi e le olive verdi di Cerignola sono diventati probiotici.  Un investimento da un milione e trecentomila euro in sviluppo e ricerca. Allo stabilimento di Albinia, dove lavorano 120 persone, è nata la nuova linea a marchio "Vivium": alimenti che sono buoni e che fanno anche bene. «Abbiamo lavorato insieme al Cnr per realizzare questa nuova linea - spiega Daniele Lombardelli, presidente di Copaim - e il prodotto che è stato realizzato, oltre ad essere buono ha anche effetti benefici soprattutto sull'apparato gastrointestinale». Ad Albinia vengono lavorati i carciofi e le olive prodotte da un'altra azienda che fa parte del gruppo Copaim, La Chiavicella, che si trova appunto in Puglia. I prodotti poi vengono trattati ad Albinia, dove è stata condotta la ricerca finanziata dal ministero dell'Istruzione e della ricerca.  Le due "ricette" che sono state studiate alla Copaim di Albinia e che poi sono state utilizzate per realizzare i due nuovi prodotti della linea Vivium, sono due brevetti registrati. E a luglio, le nuove confezioni di carciofi e di olive arriveranno sugli scaffali dei supermercati e dei negozi italiani e esteri. La ricerca, alla Copaim, è durata quattro anni. «Dopo i primi due prodotti trattati - aggiunge Lombardelli - metteremo in produzione anche altri alimenti con questo stesso principio. Ci sono persone intolleranti ai latticini che hanno il diritto, anche loro, di mangiare probiotico». Il Bifidus, quindi, finisce nel piatto e non soltanto nel vasetto di yogurt. Il ministero, in questo progetto, ci ha creduto finanziandolo con un milione e trecentomila euro. Ma anche il gruppo Copaim non è rimasto con le mani in mano. Dall'anno scorso, da quando l'impianto di Albinia è stato ampliato, la produzione è aumentata di pari passo allo sviluppo tecnologico. E dopo un anno di ricerche, dallo stabilimento di Albinia è uscita un'altra linea di prodotti da gustare in tavola: i sughi freschi delle "Ricette d'autore". Quattro le varianti: tre a base di pesce e il pesto alla genovese, oltre a tre insalate di cereali. «La nostra idea è quella di utilizzare sempre di più i prodotti del territorio - dice il presidente di Copaim - come succede per esempio nel nostro stabilimento di Montecatini dove la pasta viene fatta a partire dai cereali coltivati in Maremma». Un circuito economico, quello della Copaim, che garantisce lo stipendio a 120 persone solo ad Albinia. Dove il fatturato, rappresenta da solo più della metà dell'intero gruppo. Per dare due numeri, soltanto l'anno scorso l'azienda ha fatturato 37 milioni di euro, 21 dei quali soltanto ad Albinia. E la crescita economica del gruppo ha registrato un più 40% negli ultimi tre anni, con un fatturato internazionale che si aggira sul 10% del totale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web