Il dolore
Il Comune da anni nega il permesso
«Niente giostrina nel parco Giotto»
Matteo Baccellini
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GROSSETO. Da cinque anni non riesce a lavorare a Grosseto. E a far divertire i bambini con la sua giostra. Pamela Caprile, proprietaria di un'attrazione da spettacolo viaggiante, una di quelle molto conosciute con i cavalli per i bambini, tipica di tante feste, adesso sbotta. «Faccio richiesta costantemente alla polizia municipale di Grosseto per montare la mia giostra al parco Giotto - dice la donna, residente a Grosseto, - e puntualmente mi sento rispondere che se danno l'autorizzazione a me devono darla anche ad altre persone. Come se non fosse regolare....Eppure esiste un regolamento che permette in ogni area di avere almeno sei attrazioni». A Parco Giotto in effetti già esistono i gonfiabili (nella foto) e i tappeti elastici per bambini. Per cui lo spazio non mancherebbe. Ma nonostante garanzie ed esperienza maturata anche altrove, tipo a Rispescia, dove la signora Caprile monta la giostra quattro giorni a settimana per due mesi, a Parco Giotto tutto questo non si può fare. Almeno secondo quello che la polizia municipale le ha fatto sapere tante volte. «Perché loro possono montare le attrazioni e lavorare e io no? I gonfiabili e i tappeti elastici hanno qualcosa che io non possiedo? Ho 3 figli da mantenere e non riesco a gudagnare per più di due mesi all'anno. Il Comune nei miei confronti fa un abuso di potere». Una reazione stizzita all'ultimo messaggio, ricevuto dalla donna da parte dell'assessore Capperucci. «Se diamo l'autorizzazione a te, dobbiamo darla anche ad altri». E così il Comune chiude la porta. «È bene che si sappia che senza un motivo valido mi viene negata la possibilità di lavorare nella mia città».
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