Il dolore
Cerulli: «Andiamo avanti con gli abbattimenti nonostante la causa in corso»
Feniglia: è guerra aperta
Fra.Go.
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RECINTATE. Le casette del secondo lotto in Feniglia Recintate sedici casette senza alcuna comunicazione
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ORBETELLO. Due giorni fa, quando sono andati alle loro casette, quelle sulla spiaggia della Feniglia, le hanno trovate "impacchettate". Recintate con una rete arancione, di quella che si utilizza nei cantieri edili. Sulla recinzione, però, non c'era alcun cartello, alcuna indicazione su chi avesse deciso di delimitare quel tratto di spiaggia in uno dei posti più belli della costa. «Non sappiamo se sia stata la procura, se è stata un'idea del Comune - spiega Miralli, presidente dell'associazione Amici della Feniglia - abbiamo soltanto trovato le nostre casette circondate dalla rete senza che nessuno ci avesse detto niente». Nemmeno una parola. Eppure, i proprietari del secondo lotto di casette, una ventina di manufatti che il Comune di Monte Argentario ha deciso di demolire, hanno anche citato in giudizio sia il sindaco Altero Matteoli che il collega Arturo Cerulli. La prima udienza è già programmata per luglio e i proprietari delle casette che hanno rivendicato il diritto di usucapione, quella recinzione proprio non l'hanno capita. Chi abbia alzato quella palizzata di rete arancio intorno alla ventina di casette del secondo lotto, non è dato sapere. La procura è esclusa, ci sarebbero stati i sigilli e l'avviso. Più facile che l'idea di transennare sia venuta al Comune. «Non ne so niente - dice Cerulli - ma non posso nemmeno escluderlo. Saranno stati i tecnici a deciderlo, visto che comunque andremo avanti con le demolizioni». Arturo Cerulli, che affaccendato con la questione pontili ha lasciato un po' in disparte l'affaire Feniglia, su un punto di questa vicenda è irremovibile. «Gli abbattimenti andranno avanti - dice - e il fatto che sia stato citato in giudizio non significa assolutamente niente». Tra qualche giorno, quindi, le ruspe torneranno al lavoro per smantellare quei manufatti, costruiti più di cinquant'anni fa come capannelli balneari e trasformati nel tempo in casette dove trascorrere le vacanze. «L'altro giorno quando siammo arrivati là - aggiunge Miralli - siamo rimasti di stucco. Due persone che hanno la casetta in quel lotto, due ultraottantenni, hanno avuto un malore. A quelle casette non ci siamo legati per lucro, ma solo per affetto». Un affetto che però non interessa ai due Comuni. Né a quello di Orbetello, proprietario del terreno e nemmeno a quello di Monte Argentario che invece sta andando avanti a tambur battente per togliere quei manufatti dalla spiaggia. «La posizione del Comune è rimasta la stessa nonostante la nostra citazione - dice il presidente dell'associazione - costringendoci anche a prendere una posizione politica della quale avremmo fatto a meno. Ma abbiamo chiesto tante volte di poter parlare con Di Vincenzo. Lui non ci ha amai ricevuti».
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