Il Tirreno

Grosseto

«Stipati come sardine sul bus»

Gabriele Baldanzi

Polemiche dopo la gita di quattro classi delle elementari Il viaggio dei piccoli si trasforma in una disavventura

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 ARCIDOSSO. La gita dei bambini di prima e seconda elementare di Arcidosso al laboratorio didattico Capra Matilda, un agriturismo vicino a Roccalbegna, diventa un caso, sul quale un genitore (che con coraggio ci mette faccia e firma - il padre di Angelica) attende ora risposte dal dirigente scolastico.  Settanta bambini e otto insegnanti, venerdì scorso hanno fatto visita alla fattoria ai piedi dell'Amiata, per conoscere una realtà dove il tempo si è fermato: animali domestici allevati semibradi, alimentazione naturale, particolare attenzione alle razze autoctone e in via di estinzione. Una giornata all'aperto gradita ai bambini ma foriera di imprevisti. Anzi no, di cambi di programma. «Tutto - racconta Giammarco Marchetto - inizia al mattino con la divisione dei piccoli allievi in due gruppi su altrettanti bus: uno della Tiemme, l'altro della cooperativa La Peschiera. L'autista di quest'ultimo mezzo, però, si rifiuta di partire per un sovra-numero; successivamente si avvia verso Roccalbegna e a metà strada cambia il mezzo trasferendo bambini ed insegnanti in un pullman più grande. Fin qui poco male. Al ritorno, però, accade di peggio. Alle 16, quando l'escursione si conclude (con un paio d'ore di anticipo sul programma) si decide di far partire tutto il gruppo dei settanta bambini con un solo autobus, quello della Tiemme. Ai genitori viene spiegato che c'è stato un disguido organizzativo, ai bimbi che si è rotto l'altro automezzo». «Un rientro che a mio avviso - spiega Marchetto - si è rivelato pericoloso e diseducativo per i bambini, senza contare il disagio creato alle famiglie con il giro di telefonate (a carico del rappresentante di classe - ndr) che annunciava il ritorno anticipato. Alcuni piccoli, infatti, hanno poi raccontato di aver viaggiato (per circa venti km su strade di montagna dissestate e curvose) seduti in tre per ogni coppia di sedili».  E la scuola come si giustifica? Inizialmente è stato detto che «i bambini hanno viaggiato così, stipati, per motivi di amicizia»; poi, in un secondo momento, è stato precisato che «la scelta del viaggio tutti insieme era stata compiuta per il bene dei bambini, altrimenti costretti ad aspettare l'automezzo della cooperativa La Peschiera a lungo e al freddo». «Peccato - evidenzia Marchetto - che venerdì scorso era una bellissima giornata di sole».  Ora si attendono chiarimenti ufficiali dalla scuola e dall'azienda dei trasporti. Marchetto si chiede «chi ha deciso il rientro anticipato degli allievi del secondo gruppo rispetto al programma stabilito dall'organizzazione scolastica e per quale motivo? E ancora: a cosa servono le lezioni di educazione stradale impartite ai bambini se poi gli stessi sono spettatori di episodi in cui si infrangono le regole?». L'ultima domanda riguarda le maestre: «è loro la responsabilità della corretta dislocazione degli allievi partecipanti ad una gita sui sedili dell'autobus?»  Per la cronaca pare non sia la prima volta che gruppi di bambini, per attività legate alla scuola, si ritrovano a dover riscendere da un pullman già gremito: «Al corso di nuoto alla piscina comunale di Abbadia San Salvatore - sono ancora parole di Marchetto - per due anni alcuni genitori hanno dovuto accompagnare i loro figli con mezzi privati poiché al momento della partenza qualcuno si è accorto che sull'autobus non c'erano posti a sufficienza per tutti».

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