Il Tirreno

Grosseto

LA LETTERA AL PM

«Sono un buon padre, aiutatemi»

Fra.Go.
<b>CONDANNATO.</b> Sebastiano Sapia
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CONDANNATO. Sebastiano Sapia

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 GROSSETO. Sebastiano Franco Sapia, uno degli uomini condannati per la rapina alla Banca Etruria, racconta un'altra storia. La scrive, nero su bianco, in una lettera inviata dal carcere di Grosseto al pm Maria Navarro. «Sono un buon padre di famiglia, aiutatemi».  Un appello che viene dal cuore, da quello di un padre lontano da casa, dalla Sicilia, dalla sua famiglia. «Per questa vicenda, mia moglie ha avuto un infarto e non c'è nessuno che si prenda cura della mia bambina». Sebastiano Sapia è in carcere dal suo arresto. Poi la condanna, altri quattro anni e sei mesi da scontare in galera. «Sono a mille chilometri di distanza - scrive - mia figlia mi ha chiesto perché l'ho abbandonata. Queste parole, per un padre, sono le più dolorose da sentir pronunciare dalla propria figlia». Catanese, classe 1969, Sebastiano Sapia ha scritto più volte al pubblico ministero per far presente la sua condizione. «Sono stato condannato dopo essere stato riconosciuto dalle immagini dell'impianto di videosorveglianza della banca - aggiunge - soltanto dalla ripresa di un piede e di una mano. Io con quella rapina non c'entro nulla. Credo fermamente nei valori della famiglia e nessuno può dubitare delle mie qualità di padre. Non posso neppure vedere i miei familiari, sono troppo lontano da casa».

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