Il Tirreno

Grosseto

Un sopralluogo dieci giorni prima di entrare nella filiale della Banca Etruria

Quattro anni per la maxi-rapina

Francesca Gori
<b>RAPINATA</b> La filiale della Banca Etruria
◗
RAPINATA La filiale della Banca Etruria

Erano scappati con 268mila euro, incastrati dalle intercettazioni

2 MINUTI DI LETTURA





 GROSSETO. Professionisti organizzati per rapinare le banche. Così sicuri di loro stessi da effettuare un sopralluogo dieci giorni prima del colpo, da lasciare le sbarre del cancello segate, da rubare un'auto a una donna che l'aveva lasciata nel parcheggio della Coop di Albinia con le chiavi inserite nel quadro. E da scappare dalla filiale della Banca dell'Etruria e del Lazio in via Giusti con 268mila euro.  Sebastiano Chiarenza, 46 anni, e Sebastiano Franco Sapia, 42, sono stati condannati a 4 anni e sei mesi di carcere, oltre che al pagamento di mille euro di multa. Matteo Mannino, 48 anni, che fu arrestato dai carabinieri qualche tempo dopo, è stato invece condannato a 4 anni e tre mesi, oltre al pagamento di 800 euro di multa.  Rapina, furto aggravato, danneggiamento e porto abusivo di armi i reati contestati ai tre.  I giudici del tribunale, riuniti in seduta collegiale (presidente Puliatti, Muscogiuri e Compagnucci), hanno ritenuto i tre uomini colpevoli della rapina a mano armata alla Banca Etruria di via Giusti, il 21 gennaio 2008. La banda ha agito dopo aver effettuato sopralluoghi e aver individuato un ingresso vulnerabile che nel caso della rapina a Grosseto è stato il vano della caldaia sul retro.  Il giorno della rapina, a bordo della Fiat Uno rossa rubata ad Albinia, i tre erano stati visti da un postino che era vicino alla banca. L'uomo era con un amico quando ha visto arrivare l'auto e ha visto dirigersi Chiarenza e Sapia sul retro della banca. «Faranno una rapina», aveva detto per scherzo. E la rapina, c'era stata davvero. Un blitz avvenuto in pochi minuti, all'orario di chiusura, durante i quali i rapinatori, dopo essere passati dal retro, hanno aspettato l'apertura della cassaforte fuggendo poi con il bottino. I carabinieri hanno analizzato migliaia di utenze di telefoni cellulari fatte nella zona del colpo: ai malviventi catanesi sono risaliti isolando quattro numeri telefonici che nella zona della rapina si chiamavano più frequentemente tra loro. Così gli investigatori hanno seguito la scia lasciata dalle utenze ricostruendo la via di fuga. Dopo il colpo di Grosseto, infatti, per fare perdere le proprie tracce, invece di raggiungere subito la Sicilia, i quattro sono saliti a Firenze per poi scendere a Fiumicino dove gli investigatori sono anche risaliti a un appartamento in cui i malviventi hanno trovato appoggio.  Durante il blitz a casa dei sospettati, i carabinieri trovarono 50 mila euro in contanti, numerosi telefoni cellulari e schede sim. La rapina a mano armata alla banca era fruttata 268mila euro, oltre a 600 franchi svizzeri, 542 dollari e 145 sterline.  Con loro fu arrestato anche De Angelis, che aveva fatto da basista alla banda delle banche.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa