Il Tirreno

Grosseto

«Serve un patto per il lavoro»

Lorenzo Santorelli
<b>CRISTINA CITERNI </b>candidata di Sinistra Ecologia e Libert&agrave; Fds e Verdi
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CRISTINA CITERNI candidata di Sinistra Ecologia e Libertà Fds e Verdi

Ripresa dell'occupazione, Citerni getta la sue basi

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 GROSSETO. Se verrà eletta sindaco la prima cosa che proporrà Cristina Citerni sarà un patto per il lavoro. «Bisogna far sedere allo stesso tavolo le istituzioni, Comune, Provincia e Regione, la direzione provinciale del lavoro, le associazioni di categoria ed i sindacati».  L'obiettivo è quello di una concertazione tra i soggetti coinvolti per caldeggiare nuove possibilità di crescita garantendo al tempo stesso l'occupazione. «Le istituzioni devono farsi carico di promuovere lo sviluppo favorendo gli investimenti di imprese e privati ma, nel momento in cui vengono utilizzate risorse e territorio pubblici, bisogna chieder loro che garantiscano un lavoro dignitoso e sicuro».  Il tema del lavoro è la priorità dell'agenda politica del candidato sostenuto da Sinistra e Libertà, federazione della Sinistra e Verdi e non è un caso che all'incontro fossero presenti Lorenzo Centenari, segretario generale della camera del lavoro, e Gianni Baiocco, segretario della Uil di Grosseto. «La politica deve governare l'economia altrimenti il profitto e le rendite immobiliari prevarranno sempre sulla stabilità occupazionale».  Citerni sottolinea che il Comune non ha deleghe sul lavoro, spettanti alla Provincia, e non può sostituirsi ai privati. «Il nostro deve essere un ruolo di mediazione per non abbandonare i lavoratori al proprio destino. Gli esempi positivi esistono come l'accordo tra Provincia di Grosseto e Fiada, il fondo di integrazione e assistenza dell'artigianato, che ha salvaguardato il posto di tanti artigiani».  Un'emergenza, quella lavorativa, che coinvolge soprattutto i giovani e le donne. Inoltre, secondo quanto riferisce il rapporto della Caritas, se prima erano solo i soggetti ai margini a rivolgersi alla mensa, oggi sono in aumento le cosiddette "nuove povertà" formate prevalentemente da pensionati e lavoratori precari.  «Molte persone sono così scoraggiate che nemmeno si iscrivono alle liste di collocamento e vengono inglobate dal lavoro nero, in ogni caso c'è stato un aumento degli iscritti da 17.000 a 21.000 persone. Di queste il 77% non lavora da più di un anno e il 52% addirittura da tre anni, i due terzi sono donne». Anche per quelli che un lavoro ce l'hanno le prospettive non sembrano delle più rosee.  «La cassa integrazione è triplicata toccando una punta di 750.000 ore. Solo il 16% degli avviamenti è a tempo indeterminato, una percentuale che nel settore del turismo e del commercio si riduce al 10%. Si prediligono i contratti a chiamata che se non raggiungono la quota dei 78 giorni non danno diritto nemmeno all'indennità di disoccupazione».  

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