Il Tirreno

Grosseto

«Noi andiamo dal giudice»

«Noi andiamo dal giudice»

I 62 dipendenti comunali replicano al sindaco

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GROSSETO. Non hanno intenzione di arrendersi. Sono i dipendenti comunali inquadrati nel livello "Bs" che - spiegano loro - per una serie di meccanismi tecnici pur avendo anzianità di lavoro di gran lunga superiori ad altri colleghi di livello "B", da anni non hanno progressioni di stipendio.

Sabato scorso hanno protestato sotto il Comune e hanno avuto risposte a mezzo stampa da sindaco e assessore al personale. Risposte che però non li soddisfano. Tanto che, a loro volta a mezzo stampa, replicano e ribadiscono: vogliamo i nostri soldi e li chiederemo, se necessario, per vie legali.

«Ci spiace dover constatare - scrivono i 60 "in agitazione" - una punta di acredine sia da parte del sindaco che dell'assessore Capperucci. I quali, peraltro, nel riferire sulla vicenda, hanno rappresentato talune circostanze non vere». La prima puntualizzazione è sui numeri: «Il ricorso riguarderà circa il 10% del personale e non è affatto vero che ci sono state defezioni.

Anzi, da quando è iniziata questa querelle le adesioni si sono incrementate: rispetto ai 58 firmatari dell'istanza di conciliazione alla Direzione provinciale del lavoro, presentata l'anno scorso, ad oggi ben 62 dipendenti hanno già sottoscritto il mandato difensivo per la presentazione del ricorso al Giudice del lavoro». Il percorso giudiziario, dunque, non si ferma. Anzi.

«Si rassegnino il sindaco e l'assessore all'idea che noi andremo avanti, compatti e uniti, depositando, a breve, il ricorso in Tribunale e chiedendo esattamente quello che chiedemmo nell'istanza di conciliazione, che non è quello che il sindaco ha riferito».

E per chiarire, i dipendenti citano uno stralcio di quell'istanza: «è intenzione degli istanti agire giudizialmente per ottenere, previo accertamento della illegittimità del loro inquadramento e/o disapplicazione di tutti gli atti presupposti e conseguenti, la ricostruzione della loro posizione giuridica-economica, con condanna del Comune al pagamento delle differenze retributive, in ogni caso per ottenere il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non, compreso quello per dequalificazione professionale».

E se il sindaco si è detto disponibile a trovare una soluzione, loro non tendono la mano: «Il sindaco - scrivono - dimentica che in sede di conciliazione i dirigenti da lui delegati a rappresentare l'Amministrazione nel collegio di conciliazione, ritennero di presentarsi senza neppure uno "straccio" di memoria scritta in cui quantomeno evidenziare il motivo del rigetto della nostre richieste o anche solo proporre soluzioni alternative.

Vennero dicendoci di andare dritti dal Giudice del lavoro, perché non c'era nulla né da discutere né da proporre né da conciliare. Non ci pare, quindi, che siano stati fatti molti sforzi». Insomma, elezioni o no, la questione sembra proprio destinata al Tribunale.

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