Il Tirreno

Grosseto

Due coltellate al rivale in amore

<strong>CARABINIERI.</strong> Hanno condotto le indagini
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CARABINIERI. Hanno condotto le indagini

Stamani udienza per il barista turco accusato anche di maltrattamenti A scatenare la furia la simpatia tra la moglie e la vittima

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ARCIDOSSO. Tentato omicidio, aggravato dall'uso delle armi (un coltello, il cui porto era abusivo) e da futili motivi; e maltrattamenti in famiglia. Sono queste le accuse di cui stamani dovrà rispondere Koc Mahmut, 36 anni, di nazionalità turca, che il 28 dicembre scorso avrebbe cercato di uccidere il presunto rivale in amore, Serkan Yotice, 29 anni, colpito alla gola con una coltellata nel bosco di Fonte delle Monache, sul Monte Amiata. Questa mattina è prevista l'udienza preliminare davanti al giudice Valeria Montesarchio. Il pm Giuseppe Coniglio ha chiesto il rinvio a giudizio. A scatenare la furia di Koc sarebbe stata la simpatia tra la moglie e Yotice, che tempo fa era stato assunto nel bar gestito dall'imputato. Le scene di gelosia e i litigi si sarebbero susseguiti e moltiplicati, al punto che subito dopo il ferimento la donna era andata dai carabinieri per denunciare il marito per i maltrattamenti subiti in passato. Addirittura, nei giorni precedenti all'episodio del 28 dicembre, la moglie aveva preso il figlio di 4 anni e con lui era scappata a Milano. Insieme ci sarebbe stato anche il giovane dipendente.  Mahmut Koc avrebbe tempestato la donna di telefonate, fino a che aveva deciso di arrivare fino a Milano per riprendersi il figlio. In seguito, la nuova coppia era tornata sull'Amiata. E quando Koc aveva saputo che anche Yotice era in zona, avrebbe cercato di incontrarlo. Pare che fosse stato fissato un appuntamento, a Santa Fiora. Al quale il marito si sarebbe presentato con un coltello da cucina. C'erano anche la moglie e un amico. Poi la donna e Yotice si sarebbero allontanati su un'auto, inseguiti da Koc che aveva trovato un passaggio sull'auto dell'amico. Le due auto erano arrivate fino alla Fonte delle Monache, dove era avvenuto il confronto. Poi l'aggressione: due i fendenti, una gola e l'altro alla schiena. L'arma era stata trovata la sera stessa ancora macchiata di sangue, nella neve.  Yotice era stato portato all'ospedale, dove era stato giudicato guaribile con 10 giorni di guarigione e da cui era uscito dopo due giorni di degenza. Koc era invece stato arrestato e davanti al giudice Muscogiuri che ne aveva confermato il carcere per i pericoli di reiterazione del reato e di possibile fuga aveva deciso di non parlare. In seguito era avvenuto l'interrogatorio.  Questa mattina Koc, assistito dall'avvocato Alessio Bianchini, deciderà se scegliere il dibattimento oppure se farsi processare direttamente dal giudice dell'udienza preliminare usufruendo di un rito alternativo. Il giudice dovrà anche decidere in quale misura valutare le contestate aggravanti e gli episodi di maltrattamenti indicati dalla moglie nella querela presentata ai carabinieri.

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