Il Tirreno

Grosseto

Interrogazione del Pdl a Rossi e all’assessore Scaramuccia

"Divieti" d'accesso al frate Il caso approda in Regione

Francesca Ferri
<b>BENEDIZIONE </b>Don Franco Cencioni in ospedale
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BENEDIZIONE Don Franco Cencioni in ospedale

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 GROSSETO. Come annunciato martedì scorso, ieri l'interrogazione del Pdl sul "caso" del cappellano del Misericordia è arrivata puntuale in Consiglio regionale. I consiglieri Andrea Agresti, Alessandro Antichi e Stefano Mugnai, quest'ultimo vicepresidente della commissione Sanità, vogliono vederci chiaro sulle motivazioni che hanno spinto l'Asl 9 a convocare frate Amedeo Ferretti per invitarlo a riorganizzare l'orario delle sue visite ai pazienti ricoverati all'ospedale di Grosseto.  Un frate che, nonstante il saio francescano, tutti quanti, a partire dai politici suoi difensori, chiamano con l'appellativo riservato ai sacerdoti "don". Il Pdl chiede lumi al governatore Enrico Rossi e all'assessore alla Salute Daniela Scaramuccia, reclamando una risposta orale che chiamerà la Giunta a un confronto pubblico in una delle prossime sedute del Consiglio. Si vuole conoscere i motivi che hanno spinto la Asl a limitare le visite del religioso, la posizione dell'assessore Scaramuccia e ripristinare il servizio di assistenza religiosa cattolica come è stato finora, regolato dal Concordato e ribadito di recente dal Consiglio regionale che, il 30 marzo, ha accolto all'unanimità una mozione del Pdl per rafforzare gli accordi tra Regione e Conferenza episcopale toscana per garantire in modo più capillare l'assistenza religiosa cattolica ai pazienti.  «È inaccettabile che il direttore generale della Asl 9 Fausto Mariotti pensi di poter decidere in barba a ogni regola», spiegano Agresti, Antichi e Mugnai. «Limitare l'assistenza religiosa nei servizi socio sanitari - proseguono - equivale a creare discriminazioni religiose con l'immotivata scusa del rispetto multietnico». Sdegno anche da Fabrizio Rossi, responsabile Pdl della consulta etico religiosa.  Sulla scia del Pdl si incanalano anche altre dichiarazioni, tutte più o meno sullo stesso tono, che difendono a spada tratta il cappellano. Tra i novelli crociati del Misericordia in prima linea si schierano gli esponenti della Lega Nord Simona Bertelli, capolista alle Comunali di Grosseto, e il segretario provinciale del Carroccio Roberto Azzi. Accogliendo le voci circolate all'inizio, che interpretavano il diradarsi delle visite del frate come insana conseguenza del multiculturalismo e asservimento a sensibilità religiose diverse da quella cattolica, Bertelli e Azzi ne fanno una questione di scontro fra civiltà.  «Come al solito - spiega Azzi - siamo sempre noi italiani a doverci inchinare al volere degli stranieri, ai presunti obblighi di "ospitalità" che si traducono nello stravolgimento di abitudini, tradizioni, valori consolidati da secoli... Chi viene in Italia si adegui alle leggi e ai costumi italiani, altrimenti stia a casa propria». Bertelli parla di «scandalo» e «delirio» e annuncia un incontro con il responsabile del Tribunale del malato, Roberto Desideri, e don Amedeo.  Interviene anche il consigliere Amedeo Gabbrielli, candidato per "Udc Api Fare Grosseto", che del cappellano ha un ricordo personale. «Le preghiere, le parole, i pensieri di don Amedeo - spiega - hanno sempre rappresentato un'occasione di conforto per tutti i degenti. Gli oltre venti anni dell'impegno di don Amedeo al Misericordia ne sono una testimonianza inequivocabile. Io posso esserne testimone. Durante la degenza di mio padre, il sacerdote fu per lui e per noi riferimento e sostegno importante. Le sue parole d'amore riuscirono a trasmettere serenità, forza e coraggio per affrontare il momento. Il conforto spirituale, importantissimo per chi soffre, lo esprime amando gli altri come Dio ci ha amato».

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