Attenzione
Campagnatico. Non ancora chiusa la vicenda dellex funzionario responsabile delledilizia pubblica
Barone, braccio di ferro sulla confisca
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PM Pizza IMPUTATO Barone Il gip accorda i 56mila euro chiesti dal pm ma c'è ricorso in Cassazione
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CAMPAGNATICO. Il braccio di ferro continua. Da una parte il sostituto procuratore Stefano Pizza, dall'altra Emanuele Barone già responsabile dell'edilizia pubblica a Campagnatico. Il motivo della contesa sono l'entità delle somme da confiscare all'ex funzionario che nel febbraio 2010 aveva patteggiato con il gup Molino 3 anni e 3 mesi per le irregolarità commesse nelle assegnazioni degli appalti. Si trattava del caso connesso alle assegnazioni degli appalti per le Mura di Campagnatico e per le opere di urbanizzazione del Pip di Arcille (inchiesta "Amici Miei" della guardia di finanza). Una questione - questa di Barone - di cui si sta occupando la Cassazione. Il pm aveva chiesto che venisse confiscata a Barone una somma pari a non meno di 56.637,24 euro (ma il calcolo complessivo superava i 130mila). Nel marzo 2010, il giudice Mezzaluna aveva ritenuti equi 15 mila euro, valutati come il "prezzo" della corruzione (una tangente da 11.500 euro e l'altra da 3.500), respingendo tutto il resto, qualificato come "profitto" e quindi come tale non confiscabile. L'accusa aveva fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le cifre dovevano essere molto superiori. La Suprema corte ha stabilito che la confisca deve riguardare solamente le cifre direttamente percepite da Barone nell'ambito dell'attività ritenuta illecita e non quelle riferibili a terzi. Ha così inviato di nuovo tutte le carte al Tribunale di Grosseto, per la verifica delle somme. La dottoressa Montesarchio ha stabilito adesso che deve essere accolta la richiesta del pm Pizza per 56mila euro. Una decisione però impugnata dalla difesa (avvocati Oneto e Cerboni) perché in questa cifra il giudice avrebbe erroneamente inserito voci che la Cassazione aveva invece espressamente indicato come da escludere dal conteggio: ad esempio, i 21mila euro che Barone avrebbe ricevuto attraverso il Gs Istia a titolo di sponsorizzazioni. I quindicimila euro secondo le accuse erano stati così conseguiti. I primi 11.500 euro sarebbero stati consegnati nell'agosto 2006 in buste chiuse a Barone tramite Claudio Melani, coindagato in questo episodio, il quale si sarebbe prestato a recapitare il denaro in buste chiuse per conto di Accardo e Santo La Rocca. I 3.500 euro sono quelli dell'assegno cambiato tramite il fratello Antonino. Secondo l'accusa, l'iter sarebbe stato questo: un assegno circolare trasferibile emesso dal Montepaschi di Campagnatico a favore di La Rocca che lo avrebbe negoziato da Unipol a favore di Antonino il 22 novembre 2007; il fratello glielo avrebbe cambiato e avrebbe restituito a Emanuele la somma a rate. La difesa si era opposta sostenendo che l'episodio sarebbe servito soltanto a proteggere il fratello da un protesto, sottolineando anche la distanza temporale (17 mesi).
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