Il Tirreno

Grosseto

L’inchiesta del 2008. Secondo il gup Mezzaluna nessuna minaccia né associazione per delinquere

«Solo errori e negligenze alla Sma»

Pierluigi Sposato
<strong>CASO SMA.</strong> Graziano Costantini (Etruria srl) e Antonella Galli (Stella srl). Sotto il gup Mezzaluna
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CASO SMA. Graziano Costantini (Etruria srl) e Antonella Galli (Stella srl). Sotto il gup Mezzaluna

Ma era illecita la pratica di reincartare prodotti vicini alla data di scadenza

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Solo questioni minori, di poco conto, contraddittorie spesso, con valore penale nullo - fatta eccezione per la questione dei reincarti di alcuni prodotti, ritenuta illecita - nella vicenda Sma che nel 2008 "esplose" nei tre supermercati cittadini di via Scansanese, via Papa Giovanni XXIII e via Einaudi (Stella srl), portando anche all'emissione di alcune misure restrittive. Lo scrive il giudice dell'udienza preliminare Marco Mezzaluna, che ha mandato assolti gli imputati infliggendo solo tre multe da 1.200 euro ad Antonella Galli, Gian Luca Citerni e Marco Bonari per la frode in commercio con i reincarti. Una vicenda ridimensionata solo quando - in sede di incidente probatorio - era stata disposta la trascrizione integrale delle intercettazioni.

«Si deve purtroppo evidenziare - scrive il magistrato nelle 31 pagine delle motivazioni - che il quadro iniziale a disposizione del pm e del gip, ed essenzialmente costituito (oltre che dalle dichiarazioni di cui si discute) dalle intercettazioni telefoniche così come individuate dall'organo di polizia che ebbe a seguire queste prime fase dell'inchiesta prima dell'intervento dei Nas dei carabinieri, è significativamente mutato a seguito della trascrizione integrale delle conversazioni telefoniche, atteso che nella fase delle indagini non era stata disposta alcuna trascrizione ma erano stati utilizzati i cosidetti brogliacci».

Da questa attività, «sono emerse una serie di conversazioni assai significative assai utili per orientare la valutazione della credibilità oggettiva delle dichiaranti».  Perché tutto era partito dalle denunce di quattro dipendenti, Monia Rosi, Giovanna Cusano, Sonia Stanzani e Michele Lepri. Denunce che non hanno trovato sufficiente riscontro. Esclusa l'associazione per delinquere contestata a Galli, Citerni, Bonari ma anche a Giorgio Cosimi («appare più credibile ed aderente alla realtà che gli imputati abbiano semplicemente posto in essere un concorso di persone nei singoli reati a loro addebitati»), il giudice esamina uno per uno i reati contestati: e trova responsabilità solo nella questione relativa ai reincarti, cioè nello «scartare alimenti già confezionati in singole porzioni dal produttore e aventi una data di scadenza, per poi riconfezionarli inserendo solo la data di preincarto, così inducendo a ritenere che si tratti di prodotti preparati per la prima volta nel supermercato da prodotti per così dire all'ingrosso». Un'attività illecita «sia perché veniva fatta in prossimità o addirittura dopo la data di scadenza originaria del prodotto sia perché veniva indicato un prodotto diverso da quello reale».

E tali pratiche commerciali scorrette (Stella srl ne aveva avuto un vantaggio: la confezione vuota serviva a ottenere sconti dai fornitori) «erano normalmente praticate all'interno dei punti vendita gestiti da Stella srl e certamente Galli, Citerni e Bonari ne erano perfettamente consapevoli e partecipi, avendo dato le necessarie istruzioni» (Cosimi invece non ne é coinvolto). Lo stesso Bonari lo ammette, precisando che non vi era pericolo per la salute dei clienti. Ma i dipendenti ascoltati hanno precisato di non essere mai stati minacciati dai titolari: una ha specificato di ritenere giuste le istruzioni, un'altra ha precisato di temere altrimenti di perdere il posto di lavoro. L'unico contenzioso era una buonuscita che non aveva «alcuna attinenza con le pratiche illecite imposte dalla società e rigiutate dalla lavoratrice». 

La doppia etichettura del prosciutto crudo è invece ritenuta dal giudice un mero errore così come quella del peso lordo riportato come netto, mentre la questione del salmone affumicato dal minimo di conservazione superato è liquidata come un semplice illecito amministrativo; la questione del palamita e del tonno mescolati e venduti come tonno era infine «confinata nell'ambito dell'addetto alla pescheria» Fabrizio Pellegrini «non dipendente Stella srl bensì della Etruria srl», che aveva autonomia di gestione.  «Errori e negligenze» ma non «volontà di trarre in inganno i consumatori» viene ravvisata nella questione dei lotti di pollame: «per far prima e non perdere tempo» veniva applicata l'etichetta del primo lotto su tutti.

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