Toscana
«Il cappellano non si tocca» Le visite del religioso in ospedale ora diventano un caso politico
Francesca Ferri
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IL VESCOVO in visita ai malatiDal sindaco Bonifazi al Pdl in Regione, tutti contro l'Asl 9 Che ha chiesto al sacerdote di rispettare alcune regole in corsia
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«Atto gravissimo sul quale interrogare la Regione», «faccenda dai risvolti inquietanti», «incresciosa situazione» e addirittura «manovra per bolscevizzare la sanità messa in atto alla maniera dei Bravi con Don Abbondio». La notizia del freno da parte della Asl alle visite in corsia di don Amedeo, cappellano del Misericordia, ha scatenato un putiferio nella politica cittadina. La sorte del sacerdote sembra aver fatto il miracolo: per una volta, nonostante la campagna elettorale alle ultime infuocate battute, tutti i partiti sono schierati compatti in strenua difesa della presenza del ministro cattolico all'interno dell'ospedale.
A nulla sono valse le spiegazioni dell'Asl, che già ieri ha chiarito come l'invito a don Amedeo a limitare le sue visite in certi orari sia mosso solo da ragioni igieniche e organizzative. I politici grossetani snobbano l'azienda sanitaria e danno credito a chi ieri ha ipotizzato che, dietro la facciata, la Asl voglia in realtà mettere il bavaglio al Cattolicesimo per non urtare la suscettibilità dei degenti di altre fedi. A partire dal sindaco Bonifazi, candidato a un secondo mandato e presidente della Conferenza dei sindaci, che lancia un appello al «buon senso», definisce la situazione «incresciosa» e invita a tener conto delle esigenze di tutti, in primis i pazienti e soprattutto i più piccoli.
«Siamo certi che le parole, i pensieri, il confronto con don Amedeo abbiano sempre rappresentato un'occasione di conforto per i degenti - spiega Bonifazi - e invito quindi i protagonisti della vicenda a trovare una rapida soluzione, basata sul massimo rispetto del lavoro di chi si adopera per curare i malati, ma anche sul benessere spirituale dei pazienti». Dall'altra sponda il consigliere regionale del Pdl Andrea Agresti si dice «sconcertato» e, con i colleghi di partito Alessandro Antichi e Stefano Mugnai, quest'ultimo vicepresidente della commissione Sanità, annuncia un'interrogazione in Regione per ripristinare il libero accesso del sacerdote ai malati e definisce «particolarmente grave» la risposta della Asl «che riduce tutto a questioni igieniche».
Di lotta di classe in atto, per «disarticolare Occidente e Chiesa Cattolica» parla Alessandro Bragaglia, candidato sindaco per Mat Lega Maremma, che vede nel provvedimento della Asl la realizzazione di una vecchia "profezia" di Occhetto di fine anni '80. Minacciando «filo da torcere a chi vuole fare di Grosseto la nuova Bulgaria multietnica», Bragaglia dà del «sessantottino filo marxista leninista» all'establishment delle amministrazioni toscane, dirigenti Asl 9 compresi, «scatenati sui più deboli: i malati grossetani e il cappellano», sul quale il candidato del Mat fa addirittura calare il sospetto di essere vittima di intimidazioni. Ieri il direttore generale della Asl 9, Fausto Mariotti, ha inviato una nota in cui spiega di aver informato già da giorni il vescovo Agostinelli della necessità di una revisione delle visite del cappellano.
«Ho avuto modo di confrontarmi con lui telefonicamente - spiega Mariotti - in relazione alla necessità di rendere pienamente compatibile la presenza dei rappresentanti della Chiesa cattolica all'interno dell'ospedale con alcuni problemi di organizzazione dell'assistenza, di privacy e di igiene ospedaliera in specifici moduli di degenza. Aspetti organizzativi non del tutto chiariti tra la direzione e il cappellano, del quale, in questi due anni, ho avuto modo di apprezzare solerzia e serenità». Per questa ragione, il vescovo ha suggerito di confrontarsi in un tavolo tecnico tra Curia e Asl 9. «Confidando nel buon senso - conclude Mariotti - sono certo che si potrà risolvere ogni tipo di problema».
Nessun secondo fine, ribadisce dunque l'azienda sanitaria, e piena partecipazione della Curia alle decisioni. Intanto però la macchina politica si è messa in moto, e pazienza se, accanto alla buona fede, qualche volta si scivola nella strumentalizzazione. Gli elettori, d'altro canto, sanno bene come fiutarla.
A nulla sono valse le spiegazioni dell'Asl, che già ieri ha chiarito come l'invito a don Amedeo a limitare le sue visite in certi orari sia mosso solo da ragioni igieniche e organizzative. I politici grossetani snobbano l'azienda sanitaria e danno credito a chi ieri ha ipotizzato che, dietro la facciata, la Asl voglia in realtà mettere il bavaglio al Cattolicesimo per non urtare la suscettibilità dei degenti di altre fedi. A partire dal sindaco Bonifazi, candidato a un secondo mandato e presidente della Conferenza dei sindaci, che lancia un appello al «buon senso», definisce la situazione «incresciosa» e invita a tener conto delle esigenze di tutti, in primis i pazienti e soprattutto i più piccoli.
«Siamo certi che le parole, i pensieri, il confronto con don Amedeo abbiano sempre rappresentato un'occasione di conforto per i degenti - spiega Bonifazi - e invito quindi i protagonisti della vicenda a trovare una rapida soluzione, basata sul massimo rispetto del lavoro di chi si adopera per curare i malati, ma anche sul benessere spirituale dei pazienti». Dall'altra sponda il consigliere regionale del Pdl Andrea Agresti si dice «sconcertato» e, con i colleghi di partito Alessandro Antichi e Stefano Mugnai, quest'ultimo vicepresidente della commissione Sanità, annuncia un'interrogazione in Regione per ripristinare il libero accesso del sacerdote ai malati e definisce «particolarmente grave» la risposta della Asl «che riduce tutto a questioni igieniche».
Di lotta di classe in atto, per «disarticolare Occidente e Chiesa Cattolica» parla Alessandro Bragaglia, candidato sindaco per Mat Lega Maremma, che vede nel provvedimento della Asl la realizzazione di una vecchia "profezia" di Occhetto di fine anni '80. Minacciando «filo da torcere a chi vuole fare di Grosseto la nuova Bulgaria multietnica», Bragaglia dà del «sessantottino filo marxista leninista» all'establishment delle amministrazioni toscane, dirigenti Asl 9 compresi, «scatenati sui più deboli: i malati grossetani e il cappellano», sul quale il candidato del Mat fa addirittura calare il sospetto di essere vittima di intimidazioni. Ieri il direttore generale della Asl 9, Fausto Mariotti, ha inviato una nota in cui spiega di aver informato già da giorni il vescovo Agostinelli della necessità di una revisione delle visite del cappellano.
«Ho avuto modo di confrontarmi con lui telefonicamente - spiega Mariotti - in relazione alla necessità di rendere pienamente compatibile la presenza dei rappresentanti della Chiesa cattolica all'interno dell'ospedale con alcuni problemi di organizzazione dell'assistenza, di privacy e di igiene ospedaliera in specifici moduli di degenza. Aspetti organizzativi non del tutto chiariti tra la direzione e il cappellano, del quale, in questi due anni, ho avuto modo di apprezzare solerzia e serenità». Per questa ragione, il vescovo ha suggerito di confrontarsi in un tavolo tecnico tra Curia e Asl 9. «Confidando nel buon senso - conclude Mariotti - sono certo che si potrà risolvere ogni tipo di problema».
Nessun secondo fine, ribadisce dunque l'azienda sanitaria, e piena partecipazione della Curia alle decisioni. Intanto però la macchina politica si è messa in moto, e pazienza se, accanto alla buona fede, qualche volta si scivola nella strumentalizzazione. Gli elettori, d'altro canto, sanno bene come fiutarla.
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