Finanza
«Vogliono tutelare le altre fedi», dice qualcuno. «Macché, è solo per ragioni igieniche»
Incidente diplomatico in corsia
Francesca Ferri
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MONSIGNOR CENCIONI impartisce una benedizione allospedale Misericordia L'Asl invita il cappellano a limitare le visite, fioriscono i sospetti
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GROSSETO. Una tonaca si aggira per le corsie, ma qualcuno la vuole fermare. È don Amedeo Ferretti, da ventidue anni cappellano dell'ospedale Misericordia, che una settimana fa ha ricevuto l'invito dalla direzione della Asl di mettere un freno alle sue peregrinazioni tra i letti. Perché? È giallo tra chi frequenta, per lavoro o necessità, il Misericordia, tanto che ieri mattina un anonimo lettore ha chiamato il Tirreno da un telefono della Asl per segnalare lo "scandalo". A detta della "gola profonda", il richiamo a don Amedeo nasce dal fatto che l'ospedale è frequentato da credenti di fedi diverse e, dunque, sarebbe opportuno limitare l'ingerenza del Cattolicesimo. Insomma, se l'abito talare è troppo spesso al capezzale, ebrei, musulmani, indù, o cristiani di altre Chiese potrebbero esserne turbati. O, magari, pretendere anch'essi una propria guida spirituale, trasformando le corsie in affollati concistori interreligiosi. Conferma questa versione il diretto interessato. «Ma non la ritengo una cosa che valga la pena di scrivere sul giornale - spiega don Amedeo - comunque ho informato il vescovo, che mi ha detto di continuare come prima. D'altronde è dal 1989 che sono qui, ho incontrato anche persone di fede non cattolica e nessuno si è mai lamentato della mia presenza». Una presenza che, d'altro canto, non può essere certo la Asl a limitare, giacché risale niente meno che ai Patti Lateranensi che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa dal 1929. «Annunciare il Vangelo in un momento di sofferenza è un servizio per il quale il cappellano viene pagato dalla Asl», spiega don Franco Cencioni, preposto del Capitolo della cattedrale. «Io ho sempre colto accoglienza da parte dei degenti ma, se non si vuole vedere il sacerdote in corsia, si deve prima rompere la convenzione». Quanto costa all'azienda lo stipendio del cappellano non è dato sapere, perché l'operazione trasparenza riguarda solo i dirigenti. «E poi - spiega Cencioni - se il problema è che l'ospedale è multietnico, allora moltiplicate la presenza dei ministri di ogni fede». Cencioni riconduce tutto a «quella povertà di spirito - spiega - che a partire dal silenzio delle radici cristiane sulla carta costituzionale europea sta calando in tutte le forme di vita associata». Per ora, comunque, le radici cristiane nei luoghi pubblici italiani rimangono ben piantate alle pareti dove - stanze del Misericordia comprese - è appeso il crocifisso. Ma prima di vedere il simbolo cristiano affiancato da versetti del Corano, stelle di David o panciuti Buddha, arriva a ridimensionare allarmi e polemiche la risposta della Asl: non c'è nessun motivo ideologico o religioso dietro la comunicazione fatta a don Amedeo, ma solo una questione di igiene e organizzazione. Legata, spiega l'azienda, anche alla nuova organizzazione introdotta con l'intensità di cura. «In ospedale si svolgono attività delicate - spiegano dall'ufficio stampa - soprattutto in alcuni reparti e di fatto il parroco è un visitatore esterno. È stata solo una comunicazione orale per definire meglio la sua presenza in reparto, invitandolo a limitare le visite quando non interferiscono con le attività sanitarie». La Asl, poi, non conferma di aver imposto al sacerdote la visita a chiamata. Rimane il fatto che ci si accorge ora che la carezza e l'abbraccio di un prete - o di qualsiasi altro visitatore esterno - portano non solo conforto, ma anche qualche germe. Anche l'intensità di cura, insomma, ha i suoi effetti collaterali. Ma solo "diplomatici", per fortuna.
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