Il Tirreno

Grosseto

Gabardine lavate per la M57 La seconda linea della Mabro creata dallo stilista dell'Avirex

Francesca Gori
<b>LO STILISTA.</b> Romano Ridolfi &egrave; art director dell&#146;Avirex
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LO STILISTA. Romano Ridolfi è art director dell’Avirex

Il designer Romano Ridolfi griffa cinquanta capi per i più giovani A Pitti Uomo sfilano anche i classici dell'azienda di abbigliamento

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 GROSSETO. La seconda linea Mabro cambia target. E cambia anche stilista. Per la M57 è arrivato nella fabbrica delle vestaglie azzurre Romano Ridolfi, art director di Avirex.  Cambia tutto, nella fabbrica di via Senese. Cambiano i modelli, cambia il concept della seconda linea che smette, dal prossimo autunno-inverno, di scimmiottare la prima. L'uomo del cambiamento è Romano Ridolfi che ha creato cinquanta capi per i più giovani.  Hilton, Forall, Valentino jeans, Benetton, Fiorucci, Seacons e Virtus palestra. Sono solo alcuni dei marchi che hanno griffato le collezioni disegnate dallo stilista fiorentino che ha accettato la sfida proposta dall'imprenditore pratese Andrea Barontini: quella di "svecchiare" la linea M57 che erodeva, fino all'anno scorso, fasce di mercato alla prima linea Mabro. Gli abiti erano tutti troppo uguali, le differenze tra la prima e la seconda linea quasi impercettibili. Da quest'anno invece, cambia tutto. Cambiano i tessuti, cambiano i modelli e cambiano i colori. Perché il target da raggiungere, questa volta, è differente. Il gessato nell'armadio va bene. Ma serve anche la gabardine lavata. «Con questa linea - spiega Andrea Barontini - cerchiamo di trainare la prima linea dell'azienda che è il fiore all'occhiello della nostra produzione. Ma la nostra idea è quella di vestire l'uomo con il marchio Mabro dal mattino alla sera». Abiti gessati, tessuti di alta qualità, tagli sartoriali per la prima linea. Giacche intelate, semi-intelate e adesivate per la seconda linea. «Gli uomini che scelgono Mabro - aggiunge Ridolfi - devono sentirsi liberi di indossare questi capi non solo per lavoro o per cene importanti. La seconda linea è per il tempo libero».  Il designer fiorentino che ha lavorato dieci anni in Giappone per i marchi più prestigiosi delle passerelle, è il direttore artistico dell'Avirex. Per intendersi, il designer che ha inventato l'abito che non si stira. «Il concetto è lo stesso - spiega Ridolfi - ovvero quello di riuscire a far indossare una giacca anche ai più giovani. Nei loro armadi devono essere appesi anche questi capi di abbigliamento che sembrano a volte troppo seri e che vengono snobbati soprattutto dai più giovani». Vintage militare e giacca blu. Quello che Ridolfi ha lanciato negli anni '70, lo ripropone oggi con la collezione che porta la data di nascita della Mabro. M57, vuol dire Mabro 1957. Ma racconta anche il cambiamento, il passo dei tempi che sulle passerelle vanno avanti e indietro. «Il vintage è tornato alla ribalta da un po' di tempo - spiega - e alla Mabro abbiamo deciso di creare questa linea che è fatta da giacche sartoriali invecchiate. Tutti i tessuti sono lavati». Il pensiero corre indietro agli anni '50, ai film di De Sica, alle giacche che indossava. «Le stesse che oggi suo figlio potrebbe prendere dall'armadio e rimettere». Abiti interi, giacca sartoriale decostruita e pantalone, ma da abbinare, volendo, con le sneakers slacciate. Ai giovani piace così. E da un po', piace anche ai meno giovani. Cinquanta sono i capi di abbigliamento disegnati da Ridolfi per la linea M57. A Pitti Uomo, si vedranno anche tanti panciotti. E 47 invece, sono quelli della prima linea Mabro che saranno presentati alla kermesse della moda fiorentina. Il punto di forza dell'azienda, però, ha subito un restyling. «Quello che mancava alla prima linea - aggiunge Barontini - era una vestibilità più agile. Abbiamo deciso di realizzare anche una linea slim e ultra-slim. La qualità dei tessuti e i colori sono rimasti quelli che hanno fatto conoscere il nostro marchio in tutto il mondo».  L'azienda è pronta al rilancio non soltanto con il marchio Mabro, quindi, ma anche con la linea M57. Con la linea giovane che insieme alla produzione più classica, porterà fuori dall'azienda in un anno circa 35mila capi. Abiti che significano posti di lavoro e il ritorno alle macchine da cucire e al taglio delle vestaglie azzurre. «È grazie alle maestranze che possiamo portare avanti una produzione di questo tipo - dice Andrea Barontini - sono loro il nostro biglietto da visita nel mondo».

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