Il Tirreno

Grosseto

Bob Marley e speranze al Sant'Anna

Alfredo Faetti
<b>L&#146;ARRIVO.</b> Altri 17 rifugiati sono stati accolti al Sant&#146;Anna. La Caritas li ha riforniti di abiti pesanti. Tante le storie raccontate dagli esuli. Tra loro ci sono anche due donne in gravidanza
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L’ARRIVO. Altri 17 rifugiati sono stati accolti al Sant’Anna. La Caritas li ha riforniti di abiti pesanti. Tante le storie raccontate dagli esuli. Tra loro ci sono anche due donne in gravidanza

Altri 17 esuli sono arrivati a Massa, tra loro tante famiglie

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 MASSA MARITTIMA. Musica di Bob Marley dalle finestre, crocifissi accanto agli hijab, tante nazionalità diverse e risate. Il Sant'Anna di Massa Marittima diventa il simbolo di una pace ritrovata per le 17 persone in fuga dagli orrori della guerra libica.  Il pullman è arrivato sabato sera intorno alle 20.30 al Rifugio, portando qualche sorpresa. Sono 17 in tutto gli esuli, così com'era previsto, ma suddivisi in ben altra maniera rispetto ai programmi. Sono 10 femmine (due incinte) e 7 maschi, con due bambine e un bambino. Cinque i nuclei familiari, di cui uno, d'origine pakistana, è composto dalla madre e quattro figli. La donna è il membro più anziano del gruppo (48 anni), mentre una della figlie è la più giovane, con 11 primavere alle spalle. I paesi d'origine sono variegati: 7 persone sono del Pakistan, 6 della Nigeria, poi Ghana, Costa D'Avorio, Benin e Mali. Tutte con un elemento che le accomuna: la Libia. Nel paese messo a ferro e fuoco nella lotta contro il regime di Muammar Gheddafi, infatti, questi esuli avevano tutti una vita. I bombardamenti però hanno messo fine alla loro quiete e sono scappati per mare, fino a Lampedusa. Dall'isola sono stati trasferiti dal governo italiano a Manduria, in Puglia, per poi arrivare, sabato sera, in Maremma.  Adesso, questi rifugiati chiedono asilo. Da oggi inizieranno, a carico della Questura, tutte le operazioni per il rilascio della documentazione (per chi la richiederà). Un iter che molto probabilmente passerà al centro di Torino, dato che quello a Roma è invaso dalle richieste. Sempre oggi, poi, gli uomini della Società della salute (uno dei soggetti attivi nell'accoglienza insieme alle forze dell'ordine, la Protezione civile, gli enti e le associazioni) inizieranno a parlare individualmente con ognuno di loro per capirne le intenzioni future. L'idea a Massa Marittima è quella di ridistribuire i vari nuclei familiari nel territorio grossetano e in questo senso avrebbero già trovato la disponibilità di diversi Comuni (come Scarlino, Montieri e Monterotondo). Il Sant'Anna resterebbe comunque il centro operativo di tutta la zone, con la Protezione civile a svolgere le attività di segreteria.  A differenza di quanto è avvenuto con i ragazzi tunisini, tutti i rifugiati hanno già svolto precedentemente le verifiche d'identificazione e sanitarie. Sono tutti in salute, fatta eccezione di una donna con il diabete che è già stata portata al pronto soccorso per stilare una scheda da seguire. Per il resto si registrano soltanto alcune linee di febbre e qualche mal di gola. Perchè queste persone non hanno fatto i conti con un aspetto del nostro paese: il clima. Hanno tutti freddo. La prima cosa che hanno chiesto arrivando a Massa sono stati giacconi e jeans. Abituati al sole africano, il clima primaverile italiano li ha messi alla prova. Un problema a cui ha risposto prontamente la Caritas e da cui è emerso un dettaglio culturale: se le persone del centr'Africa non hanno obblighi con il vestiario, i pakistani invece hanno richiesto indumenti specifici: gonne lunghe e abiti scuri. In questo senso gli uomini della Sds oggi chiederanno anche dettagli circa i loro costumi.  Dati importanti ad esempio per l'alimentazione: un musulmano non mangia il maiale e quindi, dato che da domani dovranno automantenersi con i prodotti che li verranno dati (i contributi arrivano dalla Ce), è necessario avere dei profili dettagliati.  

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