Il Tirreno

Grosseto

Veleni fra arbitri per le squalifiche

Lorenzo Santorelli
<b>PROTAGONISTI.</b> A sinistra sopra il presidente Ferretti, sotto Antonello Foderi; a destra un arbitro in una partita in Maremma (foto d&#146;archivio)
◗
PROTAGONISTI. A sinistra sopra il presidente Ferretti, sotto Antonello Foderi; a destra un arbitro in una partita in Maremma (foto d’archivio)

Si sospetta una "faida" interna all'associazione per eliminare i due dirigenti

4 MINUTI DI LETTURA





 GROSSETO. Un caso di razzismo che potrebbe essere stato brandito come spada per far rotolare due teste pesanti nell'ambito di una faida interna all'Associazione italiana arbitri.  Oppure una "cupola" del malaffare che gestiva in proprio i rimborsi spese ed i referti delle partite.  Il giorno dopo le inibizioni di cinque e tre anni comminate ad Antonello Foderi e Franco Ferretti, rispettivamente responsabile designazione arbitri e presidente della sezione Aia di Grosseto, circolano queste due versioni dei fatti contrastanti. In ogni caso la vicenda sembra destinata ad avere lunghi strascichi e non è detto che si concluda nel perimetro della giustizia sportiva. Tutto nasce dall'episodio, ormai tristemente noto, che coinvolse il giovane arbitro di origini marocchine Karim Soufiane. Durante e dopo la gara del 22 novembre 2008 valida per il campionato giovanissimi provinciali tra Aurora Pitigliano e Casotto Pescatori, Soufiane fu insultato con epiteti razzisti dai sostenitori della squadra ospite. Le offese presenti nel referto spedito al giudice sportivo, "sporco negro tornatene in Africa" e "con te ci farei il sapone", sarebbero potute costare al Casotto una multa fino a 5mila euro. Se non fosse che quel referto al giudice sportivo mai arrivò o, se giunto a destinazione, fu sostituito con un altro dal quale erano sparite tutte le ingiurie riportate. La Commissione disciplinare territoriale, su richiesta della Procura federale, ha riconosciuto il Foderi se non come autore materiale della manomissione comunque come colui che aveva la disponibilità di intercettare i referti prima che arrivassero al giudice sportivo ed, eventualmente, farli modificare da qualcun altro. A corroborare questa decisione ci sono le dichiarazioni di due ex arbitri che contestualizzerebbero l'episodio all'interno di un sistema diffuso di illeciti. «Girava voce che venissero richiesti rimborsi spese per gare non disputate - racconta in sede istruttoria l'ex arbitro Daniele Nucci - sfruttando lo stratagemma di inserire nel sistema "sinfonia" la dizione di gara rinviata, per una partita regolarmente disputata. Ciò consentiva in seguito di inserire una nuova nota spese per la gara di recupero in realtà inesistente». Come esempio Nucci cita la gara Ribolla-Pitigliano del 16 aprile 2005 «non disputata per mancata presentazione del Pitigliano, che lo aveva preannunciato».  Un altro ex arbitro, Diego Di Benedetto, si è addirittura autoaccusato per aver alterato il referto di Maglianese-Orbetello del 15 ottobre 2010 sotto imposizione del Foderi. Per questo fatto Di Benedetto, che nel frattempo ha comunque dismesso la giacchetta nera, è stato inibito per un anno mentre i tre anni del Ferretti, così come il rinvio da parte della commissione disciplinare alla procura federale per aumentare la sanzione al Foderi, sono la conseguenza di "somme acquisite indebitamente" e, anche ammessa la buona fede, "una volta accortisi dell'errore non hanno ritenuto opportuno disporne la restituzione".  Per quanto concerne l'episodio più grave, quello dell'"edulcoramento" del referto di Soufiane, Foderi, difeso dall'avvocato Matteo Vescovi appartenente al foro di Milano, durante l'udienza aveva sottolineato che i referti vengono inviati al giudice sportivo che è ubicato in una sede diversa (via Canova) da quella dell'Aia (via Genova), per cui non si spiegherebbe come sarebbe potuto entrare in possesso del referto stesso. Inoltre aveva presentato una perizia calligrafica a dimostrare che quelle righe non erano state scritte di suo pugno. Tutte motivazioni ritenute dai giudici sportivi insufficienti a provare la sua innocenza perché, oltre agli atti, le testimonianze raccolte, comprese quelle di altri due arbitri (Colasanti e Cerciello) e del sostituto giudice sportivo Schipani, descriverebbero il vertice dell'Aia grossetana come una "longa manus" in grado di arrivare dappertutto. Altre voci parlano invece di rancori personali verso Ferretti e Foderi da parte degli arbitri denuncianti che non aspettavano altro che un episodio per scoperchiare il vaso di Pandora.  L'avvocato di Ferretti, Paolo Fralassi, precisa che il suo assistito "è del tutto estraneo agli spiacevoli e noti episodi accorsi all'arbitro Soufianè, ed ai successivi accadimenti Federali" e tutto ciò "non deve distogliere l'attenzione, soprattutto per l'Autorità Giudicante, dal fatto che il Ferretti doveva e deve rispondere di tutt'altro (euro 27)" per i quali è stato inibito per tre anni.  In attesa dei prossimi sviluppi da parte della Procura Federale, alla quale è ritornata la sentenza, e di un eventuale coinvolgimento della giustizia ordinaria, Karim Soufianè dice che «dopo tre anni finalmente giustizia è stata fatta. Ringrazio le persone che mi sono state vicine e le istituzioni come la Regione, la Provincia ed il Ministero delle pari opportunità alle quali mi sono rivolto».  Nonostante i contorni cupi di questa vicenda Soufianè, che è ancora tesserato Aia ma non calca il campo dal 2009 per vari deferimenti e sospensioni, è convinto «di voler tornare ad arbitrare più motivato di prima se me ne daranno l'opportunità,oppure mi trasferirò alla sezione di Siena».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze