Il Tirreno

Grosseto

Colpo in banca, quattro in manette

Francesca Gori
Colpo in banca, quattro in manette

Avevano rapinato la Cassa di Risparmio di Firenze a Capalbio È la stessa banda della sparatoria contro i carabinieri

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 CAPALBIO. La rapina al Monte dei Paschi di Capalbio, finita con la sparatoria contro la macchina dei carabinieri a S.Liberata, non era la prima del curriculum di Stefan Cusnir, Paul Emilian Surleanu e Massimiliano Ferroni. Erano loro, secondo gli investigatori, gli autori di un 'altra rapina, commessa quasi un anno prima, alla Cassa di risparmio di Firenze di Porto Ercole, a pochi passi dalla chiesa. Insieme a loro tre, c'era anche Vasile Cusnir, 27 anni, fratello di Stefan, che due giorni fa è statao arrestato dai carabinieri di Orbetello a prendere a Trevignano Romano, dove l'uomo viveva con il fratello. Sarebbe lui il taxista della banda che dal Lazio si spostava all'Argentario per mettere a segno colpi da centinaia di migliaia di euro. Cusnir, Surleanu e Ferroni erano già in carcere, per la rapina dello scorso agosto. Nelle loro celle sono stati raggiunti da una nuova ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Pietro Molino, su richiesta del pm Stefano Pizza. E le manette sono scattate anche ai polsi di Vasile Cusnir.  Secondo gli uomini del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri, che hanno condotto le indagini insieme agli uomini del norm di Orbetello, sono stati loro a scappare con 103mila euro dalla Cassa di risparmio di Firenze nel settembre di due anni fa.  Paul Emilian Surleanu, 30 anni, era il basista della banda e viveva a Porto Santo Stefano. Lui e Stefan Cusnir (romeno come Surleanu), 24 anni, si erano conosciuti in carcere. Da Trevignano, i fratelli Cusnir si erano spostati, almeno una volta, all'Argentario, per compiere appunto la rapina ai danni della Carifirenze di Porto Ercole.  Insieme a loro c'erano anche Massimiliano Ferroni e Paul Emilian Surleanu. I carabinieri di Orbetello, quando fecero scattare le manette ai polsi degli autori del colpo a Capalbio, si accorsero di aver già visto quelle facce. C'erano le riprese delle telecamere di videosorveglianza, c'erano le fotografie da mostrare ai dipendenti della banca e ai clienti che quella mattina di due anni fa furono minacciati. E poi c'erano le tracce lasciate sui tabulati telefonici.  Un colpo quasi perfetto, realizzato con lo stesso modus operandi della rapina di un anno dopo. Surleanu basista, Ferroni e Stefan Cusnic dentro la banca, Vasile Cusnic, taxista della banda. Ferroni e Cusnic entrarono dentro la filiale della Carifirenze con una pistola in pugno e con un taser, un immobilizzatore che dà scosse elettriche. Non ci fu nessun ferito, non ci fu bisogno, quella volta, di utilizzare le armi. Ai banditi vennero consegnati i soldi, i due scapparono a bordo di uno scooterone. Stesso copione della rapina a Capalbio. Restarono qualche giorno all'Argentario, con un bel bottino messo in cassaforte: 103mila euro. Poi ripresero la strada verso Trevignano Romano (i due fratelli Cusnir), mentre Ferroni tornò a Pomezia.  Un anno dopo, il colpo, organizzato nello stesso modo, a Capalbio, finito con la fuga dei tre e con la sparatoria contro l'auto dei carabinieri. All'Argentario, il 3 agosto dell'anno scorso si scatenò il far west. In carcere, i quattro banditi ora dovranno scontare anche la rapina dell'anno prima.

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