La manifestazione
Oggi si chiude al Puntone di Scarlino, poi tocca ad altre 14 filiali dallAmiata a Castiglione
Scatta la ghigliottina delle Poste
Alfredo Faetti
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IL SINDACO di Scarlino Maurizio Bizzarri con la sua maglietta di protesta anti-tagli Via libera ai tagli dei piccoli uffici in tutta la provincia
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GROSSETO. Il piano di razionalizzazione di Poste Italiane è stato "scongelato" e fa la prima vittima: l'ufficio del Puntone a Scarlino, da oggi chiuso. Seppur furioso, il sindaco Maurizio Bizzarri sventola bandiera bianca. Ma non è che l'inizio per la provincia di Grosseto. Terminate le trattative sindacali a Roma, motivo per cui il piano era stato "congelato", Poste spa riparte con la razionalizzazione così come prevista inizialmente. Sono 15 gli uffici del Grossetano interessati, perché ritenuti "antieconomici" dall'azienda. Di questi, tre verranno chiusi definitivamente (Gerfalco, Casal di Pari e Puntone, appunto), mentre altri dodici (Baccinello, Montegiovi, Monterotondo Marittimo, Monticello Amiata, Niccioleta, Petricci, San Martino sul Fiora, Santa Caterina, Seggiano, Selva, Selvena e Tirli) vedranno ridotta la propria apertura al pubblico. Frazione di Scarlino a parte, le date delle modifiche agli altri uffici non sono ancora state comunicate alla direzione provinciale di Poste, ma il persorso è tracciato. Della situazione grossetana si occuperà anche, nella prossime riunione, anche la Consulta regionale dei piccoli comuni dell'Anci Toscana, chiedendo l'intervento della Regione, dato che in Maremma, per l'Anci, c'è «una sorta di accanimento terapeutico nei confronti della località disagiate e delle comunità più piccole». Il primo passo, come detto, si compie al Puntone. Non c'è soltanto la chiusura a far storcere la bocca a Bizzarri, ma anche una mancanza di stile. Anzi, per dirla con le sue parole, «in modo maleducato e arrogante, Poste Italiane ha scavalcato anche le buone maniere e la correttezza formale». Questo perché martedì la lettera che portava la comunicazione, firmata da Maria Teresa Lilliu, responsabile dell'area territoriale Centro 1 di Poste Italiane, non è arrivata sulla scrivania del sindaco, «dimostrando scarso rispetto verso i cittadini e chi li rappresenta», ma all'ufficio patrimonio del Comune. Questa lettere, spedita il 29 aprile, «è arrivata al protocollo solo il 3 maggio» e adesso «il Comune farà recapitare alla proprietà la missiva, che arriverà a destinazione solo nei prossimi giorni, sempre secondo i tempi di Poste Italiane». Insomma, dopo tante battaglie, tra cartoline di protesta, magliette con slogan e riunioni istituzionali e pubbliche, alla fine «Poste, come uno schiacciasassi, ha recapitato ai Comuni le decisioni già prese, assolutamente inappellabili». Ma al Puntone non è ancora detta l'utlima parola. «Pretenderemo da Poste il pagamento del canone di affitto dell'ufficio dal mese di gennaio ad oggi a favore del legittimo proprietario dell'immobile», continua il sindaco, così come «il potenziamento dei servizi in qualche altra parte del territorio comunale, per esempio al capoluogo dove le attuali aperture sono insufficienti». Ma non solo. «Con il prossimo piano strutturale mi impegnerò per riportare l' ufficio postale anche in questa frazione».
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