Il Tirreno

Grosseto

«Qui bisogna vincere bene e non solo accontentarsi» Bersani lancia la volata

Matteo Baccellini
<b>SUL PALCO.</b> Bersani con Bonifazi, Roberto Panfi, Andrea Manciulli, Farnetani e Mondei
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SUL PALCO. Bersani con Bonifazi, Roberto Panfi, Andrea Manciulli, Farnetani e Mondei

Il segretario nazionale del Pd ieri in piazza S.Francesco «Un voto per la tua città è anche un voto per il Paese»

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 GROSSETO. «Bonifazi dice cose concrete e poi quando in tutta la provincia il Pd candida tante donne, si vince per forza». Una battuta e non solo, di Pierluigi Bersani, il segretario nazionale del Pd che ieri è arrivato a Grosseto per sostenere la campagna elettorale. «Ma attenzione, qui bisogna vincere bene e non accontentarsi».  Dietro a lui, sul palco di un'affollata piazza S.Francesco, lo stesso Bonifazi, la segretaria provinciale Pinzuti, altra quota rosa, e i candidati di zona: quattro, per l'appunto, sono donne. Ovvero Mondei (Gavorrano), Paffetti (Orbetello), Cavezzini (Scansano) e Tosini (Roccalbegna). L'altro è Farnetani (Castiglione). Proprio Bonifazi ha aperto il comizio parlando di «ascolto delle richieste dei cittadini e di impresa, fondamentale per far ripartire il lavoro» e polemizzando con Lolini su due questioni. «Abbiamo comprato il teatro e ci hanno contestato. Ora vedo che propongono l'attrice Paola Quattrini come direttrice... Sul Comune spostato al Foro Boario, il Pdl non sa che è stato venduto in parte e che nei 5mila metri quadri residui non possono entrare 350 dipendenti?».  Poi la scena è stata tutta per il leader Bersani, che ha ammesso che da queste amministrative «non si attende una spallata, ma un segnale forte dagli elettori che capiscano che così non si può andare avanti. È ora in Italia di occuparsi dei problemi del paese e non solo dei suoi». Un aggettivo possessivo riferito ovviamente a Berlusconi, mai citato direttamente.  «Il problema numero uno ovunque è il lavoro - ha aggiunto il segretario nazionale - in Italia lavora un solo giovane su cinque, e chi ha la fortuna è quasi sempre un precario. Se non c'è impresa, non può esserci lavoro. Ma per dare un po' di respiro alle aziende è necessaria una riforma fiscale che alleggerisca la pressione e la carichi sull'evasione».  E poi un proposito per il futuro. «Vogliamo ricostruire una mentalità che negli ultimi dieci anni si è persa grazie a loro. Ritornare ai valori della Costituzione. Nel Pd siamo abituati alla partecipazione, alle discussioni con la gente, ad ascoltare. Non al meccanismo plebiscitario in cui le decisioni le prende solo il capo».  Sulle energie e le disgrazie gli altri affondi al Pdl. «Hanno distrutto con un decreto le rinnovabili, poi hanno completato l'opera togliendo il referendum sul nucleare per ripuntarci più avanti. E a L'Aquila, Napoli, Lampedusa abbiamo visto come l'unico scopo fosse quello di farsi vedere in tv. Non quello di risolvere i problemi reali della gente disperata».

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