La manifestazione
Una paziente: «Poca informazione»
Cure alternative Polemica continua
Francesca Ferri
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LOSPEDALE di Pitigliano è il primo in Toscana dove si applicano cure con la medicina integrata 3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Aaa, medicina integrata cercasi disperatamente. Dopo il fuoco incrociato tra "camici" sull'efficacia delle cure effettuate all'ospedale di Pitigliano che integrano medicina tradizionale e alternativa, oggi entra nel dibattito anche un "pigiama". Perché, mentre medici e farmacisti si accapigliano, l'informazione su queste terapie sarebbe, secondo una paziente di Oncologia di Grosseto, praticamente assente. «Sono davvero indignata e furiosa», scrive Paola Maria Pilati. Solo dal giornale ha saputo che esiste la possibilità di mitigare gli effetti della chemio, a cui lei stessa si sta sottoponendo, con rimedi alternativi, e che questa possibilità c'è a due passi da casa: a Pitigliano, nell'unico reparto d'Italia al momento attivo di Medicina integrata e all'Hospice "Ciabatti" Misericordia. «Sulla carta - scrive la signora Pilati - dovrebbero servire anche a noi pazienti di oncologia supportando gli effetti collaterali dei chemioterapici. Invece no. Nessuno ce ne parla e ci indirizza all'hospice nemmeno se vomitiamo l'anima». La signora ha chiesto spiegazioni in ospedale «ma la risposta - spiega - sembra la solita: i medici non coinvolti direttamente e soprattutto gli oncologi fanno ostruzionismo, mentre i farmacologi hanno ampio spazio sul Tirreno per criticare, denigrare e lanciare falsi allarmismi contro l'iniziativa. Ma stiamo facendo dei passi in avanti o all'indietro? E tutta l'interazione con gli altri reparti che si sbandiera sul progetto iniziale, dov'è? E come mai non si è nemmeno deciso chi, tra chirurghi, oncologi, radioterapisti e quanti altri debba o possa indirizzarci verso il supporto della medicina integrata? Possibile che si gridi allo scandalo e fiocchino punizioni esemplari per 4 infermieri che si comportano con leggerezza e nessuno si indigna per i nostri soldi spesi per medicine integrate che restano nascoste?». Una gran mano la danno i volontari dell'Associazione Serenamente con supporto psicologico e informazioni pratiche «ma - spiega Paola Maria - non possono certo farsi carico anche di questo. Vogliamo fare qualcosa per sbloccare la situazione invece che impegnare tempo e risorse seguendo casi decisamente meno importanti rispetto a un malato di cancro, al quale si potrebbe migliorare il quotidiano ma che per preconcetti, chiusure o politica invece non succede?». La Asl, dal canto suo, risponde che la campagna di informazione sull'apertura del reparto di Pitigliano è stata capillare. «Il progetto è regionale - spiega l'ufficio stampa - e la Regione, con la Asl 9, ne ha dato ampia notizia sugli organi di stampa, con incontri rivolti alla popolazione che continuano anche oggi, sul sito internet, con un libretto informativo e con manifesti e volantini». Più che la scarsa pubblicità, del resto, per i pazienti che contano sulla medicina alternativa c'è uno scoglio più grosso. I medici non sono obbligati a proporre ai pazienti omeopatia, fitoterapia e agopuntura come integrazione di cura; nel caso specifico gli oncologi devono attenersi a un protocollo che prevede solo farmaci tradizionali. Sta all'iniziativa di ciascuno informare o no i pazienti. E se un medico è scettico sull'impiego di queste terapie, la peggio ce l'ha il paziente.
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