Il Tirreno

Grosseto

«Io, salvata dal Papa operaio»

<b>L&#146;INCONTRO.</b> Lorella Ronconi durante la visita di Giovanni Paolo secondo a Grosseto
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L’INCONTRO. Lorella Ronconi durante la visita di Giovanni Paolo secondo a Grosseto

Lorella Ronconi racconta l'incontro col Pontefice che oggi diventa beato

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 GROSSETO. È stata "toccata" dalla benedizione del Papa che oggi diventa beato. E quell'incontro, ha cambiato la sua vita. Lorella Ronconi, responsabile dello sportello disabilità del Comune sa che cos'è la sofferenza, Sa cosa vuol dire essere stata a un passo dalla morte. Ma si sente una privilegiata, proprio grazie a quell'incontro con Giovanni Paolo II. «Vorrei ricordare, come "privilegiata" il mio incontro con papa Wojtyla - dice - in occasione della sua beatificazione a Roma come persona privilegiata. Io l'ho incontrato davvero e davvero sono stata toccata dalla sua benedizione e dalla sua "grazia». Un incontro che ha reso Lorella Ronconi forte e felice. Per quella benedizione, che la donna ricevette durante la visita del Pontefice a Grosseto. «Ero inconsapevole che avrei affrontato molte sofferenze e persino l'anticamera della morte - ricorda commossa, oggi, Lorella Ronconi - Il 7 aprile 2005 pochi giorni dopo la sua morte, in occasione di una messa in cattedrale, a Grosseto, mi fu chiesto di fare una testimonianza a voce di quel mio incontro». Purtroppo quel giorno Lorella Ronconi non ha potuto partecipare alla messa. «Ero molto malata, la mia malattia si era aggravata tal punto da non poter nemmeno uscire di casa - ricorda la donna - Per questo dettai una lettera ad una ragazza e lei stessa mi donò le sue gambe, per raggiungere il duomo, e la lesse in cattedrale».  Oggi alla vigilia della sua beatificazione del Papa, la Ronconi può con forza testimoniare che Giovanni Paolo II ha segnato e "seguito" il suo cammino di fede anche dopo la sua morte. «Ho sconfitto la morte grazie alla fede che egli mi ha riacceso e, come lui, nei suoi ultimi momenti, ho imparato che grazie ai giovani, io ho "gambe" ed esisto - spiega - anche semplicemente da una stanza chiusa. La sua eredità è mia missione di vita. Adesso ho 49 anni, e il mio amore per la vita, è la Misericordia che lui mi ha insegnato per mezzo di Gesù, con Gesù e per Gesù. I testimoni non possono tacere ciò che hanno visto, sentito, toccato. Nemmeno io posso farlo».

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