Il Tirreno

Grosseto

La commissione disciplinare dell’Asl ha chiuso l’indagine, la sanzione più alta all’infermiera travestita

Foto in reparto: sospesi 4 dipendenti

Francesca Gori
<b>FOTO CHOC.</b> Le immagini scattate nel reparto di Rianimazione e il direttore dell&#146;Asl Fauso Mariotti
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FOTO CHOC. Le immagini scattate nel reparto di Rianimazione e il direttore dell’Asl Fauso Mariotti

Da 20 a 50 giorni senza stipendio, avviata l'istruttoria per un altro medico

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 GROSSETO. Da venti a cinquanta giorni di sospensione, a seconda della responsabilità che la commissione disciplinare dell'Asl ha riscontrato nei loro comportamenti. Si conclude così, per ora, la vicenda dei medici e degli infermieri della Rianimazione del Misericordia.  Un mese fa esatto le foto choc uscirono dalla pagina del gruppo su Facebook e finirono su quelle dei quotidiani. Uno tsunami, per l'Asl di Grosseto.  Infermieri travestiti da mummie con le bende, fotografati davanti ai letti dove i pazienti lottavano tra la vita e la morte. Una sigaretta accesa nella cucina del reparto, cartelli e scherzi. Una carnevalata che a molti non era andata giù e che aveva costretto la direzione dell'Asl ad aprire un'indagine interna per capire chi e perché aveva fatto quella specie di festa in reparto.  I provvedimenti disciplinari ieri mattina sono stati notificati agli avvocati dei dipendenti Asl. Quattro sospensioni, di 20, 45 e 50 giorni. Ma nessuna parola in più, da parte dei vertici dell'Asl su questa vicenda. Verosimilmente, i cinquanta giorni di sospensione sono arrivati all'infermiera che era stata fotografata con le bende addosso, le due sospensioni da 45 giorni agli altri infermieri che l'aiutavano a travestirsi, mentre i venti giorni lontano dal reparto, al medico che aveva ripreso la scena della mascherata con il telefonino.  La commissione disciplinare dell'Asl ha aperto anche un'altra istruttoria per accertare la responsabilità, in questa vicenda, di un altro dipendente. Non ci sono certezze, ancora, ma potrebbe trattarsi di un altro medico, in servizio quella sera, che era al reparto e che non avrebbe fatto niente per interrompere la carnevalata. L'unica sua responsabilità, sarebbe stata quindi quella di non aver richiamato "all'ordine", i suoi colleghi.  Un episodio, quello della carnevalata nel reparto di Rianimazione, che risale a un anno e mezzo fa. Il perché di quella serata "particolare" in reparto, i quattro dipendenti sospesi lo hanno raccontato ai componenti della commissione disciplinare. Ma le motivazioni di quel gesto, almeno per ora, sono conosciute soltanto dai dipendenti, dalla commissione e dagli avvocati che hanno seguito il caso. Stesso discorso per quanto riguarda le modalità con le quali quelle foto, postate su un gruppo di Facebook accessibile soltanto dai membri che si erano iscritti. Verosimilmente quindi, a scaricare quelle foto e a far fare loro il giro del mondo, è stato qualcuno che a quel gruppo aveva accesso. O che comunque, sapeva che su quella pagina di internet c'erano appunto quelle foto.  Il medico sospeso e i tre infermieri non hanno mai voluto dire una parola su questa vicenda. Ma la città, che in un primo momento è rimasta attonita di fronte a quelle immagini, piano piano ha cominciato a fare un ragionamento differente. C'è stato chi ha invocato sanzioni esemplari e chi invece ha cercato di analizzare tutta la vicenda da un punto di vista differente, chi ha capito che forse, quella mascherata, è stata solo un modo per esorcizzare la morte. Per poter lavorare in un reparto dove i pazienti lottano tra la vita e la morte ogni attimo della loro permanenza in quei letti. Dove a volte muoiono, dove altre invece, riescono a riaprire gli occhi e a tornare alla vita.  In questi trenta giorni esatti, mentre la commissione disciplinare ascoltava i dipendenti finiti in quegli scatti, in città tante persone hanno voluto invece raccontare un'altra Rianimazione. Lettere su lettere, per raccontare rinascite, morti e miracoli in quel reparto. I familiari di chi non c'è più ha voluto essere vicino ai dipendenti dell'Asl, perché anche chi non ce l'ha fatta, in quel reparto è stato seguito con amore fino all'ultimo. Chi ce l'ha fatta, ha utilizzato invece inchiostro e carta per ringraziare i dipendenti, quelli che per le foto, erano stati messi alla gogna.  

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