Sicurezza
Le indagini. Secondo lavvocato difensore di Gorelli è impossibile che il diciannovenne abbia agito da solo
Massacro al rave: Procura a caccia di prove
Francesca Gori
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ARRESTATO Matteo Gorelli in Tribunale Il pm ha disposto gli accertamenti tecnici su tutto il materiale sequestrato
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GROSSETO. Un libro di Dostojevskij sulla branda, due cerotti in testa e tanti pensieri che si accavallano. Ricostruire quello che è successo la mattina di Pasquetta è ancora troppo difficile per Matteo Gorelli, il diciannovenne arrestato per il pestaggio dei due carabinieri. Ieri mattina l'avvocato Francesco Giambrone è tornato al carcere di via Saffi per parlare di nuovo con il diciannovenne accusato, insieme a tre amici minorenni, di aver massacrato a bastonate i due carabinieri prima di arrivare al rave organizzato a Sorano. Matteo Gorelli non ha parlato, ancora, di quello che è successo lunedì mattina. E proprio per capire quello che è successo la mattina di Pasquetta, il pm Giuseppe Coniglio ha disposto un accertamento tecnico non ripetibile su tutto il materiale trovato lunedì mattina. Sul bastone, sulla torcia, sul blocchetto dei verbali, sulla maglietta sporca di sangue che era accanto ai militari feriti. Analisi che serviranno per individuare e isolare impronte digitali e altre tracce e stabilire così le responsabilità di quel massacro. Matteo, per ora, resta in carcere. E anche i tre minorenni che sono nel centro d'acoglienza di Firenze. «Fa fatica a ricostruire l'accaduto - spiega Giambrone - continua a piangere e a chiedere dei carabinieri. L'unica richiesta che ci ha fatto, è stata quella di dire ai suoi genitori di pregare per i due militari feriti». Visto con gli occhi del suo avvocato, Matteo Gorelli non è quel mostro che è stato dipinto. Un piccolo precedente lo aveva già collezionato: una denuncia per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per essersi rifiutato, lo scorso settembre, di fornire le proprie generalità a una pattuglia di vigili urbani che lo avevano fermato a Montelupo Fiorentino. La Procura ancora non ha ricevuto i risultati delle analisi tossicologiche fatte sui quattro ragazzi. Ma la versione fornita dai tre minorenni al momento dell'arresto, sembra fare acqua da tutte le parti. «Matteo è rimasto davvero male - aggiunge Giambrone - quando ha letto sui giornali quello che i suoi amici hanno detto». Quello che sembra certo, però, stando alle carte, è che il diciannovenne non può aver fatto tutto da solo. «In pochi minuti - dice Giambrone - è difficile che un ragazzo da solo possa aver fatto tutto quello che gli viene contestato». E infatti, il pm ieri ha avvisato gli avvocati dei ragazzi affinché nominimo i loro consulenti tecnici per procedere subito all'accertamento tecnico. Per colpire i due carabinieri infatti, oltre al bastone, è stata utilizzata anche la torcia che era sull'Alfa 159 dei militari. È stata trovata a terra, accanto a Santarelli e Marino. Rotta e sporca di sangue. Difficile credere che chi ha colpito i carabinieri con il bastone, potesse utilizzare contemporaneamente anche la torcia. Matteo Gorelli, per ora, non sarà sentito né dal pm e nemmeno dal gip. I tre minorenni hanno parlato, lui è rimasto in silenzio. Tra qualche giorno potrà vedere i suoi genitori. La Procura ha accolto la richiesta dei suoi avvocati, Francesco Giambrone e Luca Tafi. Potrà abbracciare babbo e mamma, e magari, cominciare a raccontare quello che è successo lunedì mattina.
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