Il Tirreno

Grosseto

«La polizia non ha controllato gli abusi»

Federico Lazzotti
<b>INDAGINI.</b> Condotte dalla Finanza Sopra il comandante della polizia municipale Loredana Busonero
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INDAGINI. Condotte dalla Finanza Sopra il comandante della polizia municipale Loredana Busonero

Indagato il comandante della municipale, nei guai tre super manager e due costruttori

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 MONTE ARGENTARIO. Ci sono 17 pontilisti, il comandante dei vigili urbani Loredana Busonero, due costruttori e altrettanti dirigenti comunali, oltre all'ex vice sindaco e assessore ai porti Barbara Sordini, tra i 23 indagati della maxi inchiesta "Pontili puliti" coordinata dal pubblico ministero Alessandro Leopizzi.  Il nuovo tsunami giudiziario si è abbattuto sul Promontorio dell'Argentario in tre giorni, tanto hanno impiegato i militari della Finanza per notificare l'avviso di conclusione indagini a tutte le persone implicate nell'inchiesta che cerca di far luce sulle presunte irregolarità avvenute nella costruzione, gestione e concessioni di 18 pontili (il cicrolo nautico della vela ne ha due ndr) a partire dal 2005 e che ha costretto la Prefettura a mettere sotto scorta la famiglia del tenente che stava svolgendo le indagini.  Due i pilastri su cui poggia l'impianto accusatorio del secondo stralcio dell'indagine che nel gennaio scorso ha portato al sequestro del Porto Domiziano (poi dissequestrato) e all'iscrizione nel registro degli indagati di altre cinque persone, due delle quali coinvolte anche in questa capitolo dell'inchiesta.  Il primo riguarda l'assenza sia a Santo Stefano che a Porto Ercole di un Piano regolatore del Porto che stabilisca cosa e dove poter costruire all'interno dello specchio d'acqua dei due golfi. Il secondo, invece, fa riferimento alla natura dei pontili, classificati non come opere removibili ma come manufatti fissi.  Dunque - secondo l'accusa - i pontili sono un «abuso edilizio», compiuto violando le norme che salvaguardano le zone come l'Argentario, tutelate a livello paesaggistico, e occupando «abusivamente il demanio marittimo». Un sistema illegale nel quale, oltre ai proprietari, sono indagati in concorso i due costruttori delle opere e i dirigenti comunali che hanno dato l'ok a progetti e concessioni, oltre al comandante dei vigili urbani per «il mancato controllo». Non a caso il dirigente comunale Luca Vecchieschi, 49 anni, ha ricevuto otto avvisi di garanzia, tre sono stati recapitati a Antonella Escardi e Loredana Busonero, quattro al costruttore Vincenzo Gabrielli, titolare della Servizi Nautici Srl. Per un totale di 42.  Nella lista degli indagati, alla voce pontilisti, spiccano i nomi di tre manager, due dei quali legati a gradi aziende petrolifere. Si tratta di Paolo Casciali, 44 anni, di Massa Carrara, entrato nell'inchiesta in qualità di procuratore speciale e firmatario della concessione per il pontile Eni. Il secondo è Enrico Benedetti, 35 anni lucchese, che ha lo stesso ruolo di Casciali ma per la società Api. Il terzo è Mauro Pulega, rappresentante legale del fondo di investimento proprietario dell'ex stabilimento Cirio di Porto Ercole davanti al quale c'è uno dei moli finiti nell'inchiesta.  Il pubblico ministero nella richiesta fatta al giudice per le indagini preliminari aveva inserito anche il sequestro dei pontili.  Il motivo del rigetto viene affrontato dallo stesso giudice Marco Mezzaluna del decreto con il quale il 6 aprile ha disposto il dissequestro del Porto Domiziano. «L'adozione da parte dell'amministrazione di Monte Argentario della norma di salvaguardia (quella per cui i pontili saranno messi a bando ndr) non muta in modo significativo il profilo relativo alla configurabilità attuale del reato ipotizzato dal pm».  Dunque il reato c'è. Ma «le finalità del provvedimento» mirano «a non compromettere l'assetto urbanistico in corso di formazione e al contempo assicurare i servizi pubblici di ormeggio e assistenza alla nautica. La norma - prosegue - limita la possibilità di adottare concessioni precarie solo in relazioni a beni demaniali già concessi». Per questo viene meno «la pericolosità del bene che aveva costituito il presupposto dell'adozione della misura».  In sostanza la norma di salvaguardia che nei prossimi giorni sarà discussa nel merito dal Consiglio di Stato "bonifica" i pontili anche se la procedura di costruzione non è corretta.  Se il giudice avesse dato l'ok ai sequestri - spiegano gli addetti ai lavori - ci sarebbe stato il blocco totale dell'economia legata al mare, un giro d'affari all'Argentario che ogni anno fattura circa 100 milioni di euro. Politici e imprenditori, in questi mesi, non hanno mai nascosto i loro timori.  

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