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Grosseto

Un anno e dieci mesi per le carezze proibite a una ragazzina

Un anno e dieci mesi per le carezze proibite a una ragazzina

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Le mani addosso alla figlia della sua compagna le ha messe una volta sola. Brevissimi e minimi palpeggiamenti, al seno e al ventre. Lui, 59 anni, lei 16. L'uomo, un professionista che vive in un paese sull'Amiata, ha patteggiato un anno e dieci mesi di reclusione con pena sospesa. Ammettendo davanti al giudice per le indagini preliminari la sua colpa: quella di aver perso la testa e aver sfiorato il corpo della ragazzina, figlia della sua compagna.

Difeso dagli avvocati Carlo Valle e Luciano Giorgi, l'uomo ha raccontato subito ai suoi legali cosa era successo quel giorno di quanche anno fa nella casa dove viveva con la compagna e la figlia di lei. Ha espresso subito il suo disagio per quello che era accaduto e ha anche spiegato di essersi rivolto immediatamente a un medico, a uno specialista che lo potesse aiutare a capire il perché di quell'atto.  La ragazzina non aveva detto niente alla mamma di quei palpeggiamenti. Di quell'"attimo di follia" durante il quale i ruoli in quella casa non erano stati più gli stessi. Qualche mese dopo, lo ha raccontato alla preside della scuola.

Aveva preso un brutto voto e c'era rimasta male, ma aveva spiegato agli insegnanti che la sua non era stata negligenza, ma la sofferenza per qualcosa che le era successo fra le mura di casa. Non era andata oltre queste parole, ma le sue insegnanti si erano preoccupate. Era stata chiamata dalla preside e davanti a quella donna aveva avuto il coraggio di raccontare quello che era successo.  C'è voluto un attimo perché la preside sporgesse denuncia. La ragazzina è stata visitata anche di medici dell'Unità funzionale salute mentale infanzia e adolescenza dell'Asl 9. E alla fine, l'uomo, allora indagato per il reato di violenza sessuale è stato ascoltato dal pm. È stato lui a raccontare cosa fosse successo quel giorno e ha deciso, d'accordo con il pubblico ministero Giuseppe Coniglio e con i suoi avvocati di patteggiare.

La madre e il padre della ragazzina non si sono però costituiti parte civile al processo. È stata la donna, che non era presente alla lettura della sentenza e che vive ancora con il suo compagno, a far arrivare all'avvocato Carlo Valle una lettera che è stata prodotta in aula. Una lettera che dava alcune spiegazioni su questa vicenda. Sul chiarimento, fra la coppia. E soprattutto, sul percorso di analisi psicologica che l'uomo aveva deciso di intraprendere subito. Si era reso conto che quell'atto avrebbe segnato indelebilmente la sua vita. Ha deciso quindi di chiedere aiuto a uno specialista.  Il giudice per le indagini preliminari Pietro Molino ha accolto la richiesta delle parti. Un anno e dieci mesi di reclusione con pena sospesa, perché quei «brevissimi e minimi palpeggiamenti» sono scappati dalle mani del cinquantanovenne una volta sola.

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