Finanza
Si uccide ispettore della Cri
Maurizio Caldarelli
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LAZIENDA. Dove è avvenuto il tragico gesto Il ricordo commosso degli altri volontari: «Era la sua casa»
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GROSSETO. Ha aspettato che il collega di lavoro andasse a pranzo a casa, poi ha attaccato una corda ai tiranti in acciaio e si è impiccato. Giancarlo Marzocchi, 44 anni, ispettore della delegazione della Croce Rossa di Braccagni e operaio della Raspollino, ha studiato nei minimi dettagli gli ultimi momenti della sua vita. Per quattordici lunghi anni, a bordo dell'ambulanza della Cri, ha salvato dalla morte centinaia di vite umane, ma stavolta non ha pensato per un solo attimo alla sua. Il primo a trovare il corpo ormai senza vita, è stato il collega di magazzino Simone Stefano, alle 13, dopo la pausa pranzo. Immediata la chiamata al 118 ed ai carabinieri, che hanno constatato il decesso. Un gesto improvviso, che ha sconvolto quanti lo conoscevano e lo apprezzavano e che non si erano mai accorti della "malattia" che lo ha portato a concludere la sua esistenza terrena in maniera così drammatica. Quella di ieri sembrava una giornata come tutte le altre, ma dopo pranzo è sfociata in tragedia. Teatro dell'insano gesto il magazzino dei cereali della Cooperativa Raspollino al Casotto Pescatori, dove l'uomo lavorava da anni. Nessuno si è insospettito, perché era solito rimanere sul posto di lavoro anche durante la pausa, da mezzogiorno all'una, preferendo non rientrare a Braccagni, dove viveva da solo, dopo che la sorella Mara si era trasferita a Roma. «Era un operaio avventizio specializzato - dice il direttore della Raspollino, Maurizio Mazzuoli - una persona di cui fidarsi. Sapeva fare bene il suo lavoro di magazziniere e se la cavava bene anche con il computer; era meticoloso e stava anche attento alle norme della sicurezza sul lavoro». «Qui alla Raspollino - aggiunge Mazzuoli - siamo come una grande famiglia. Tra operai e dirigenti siamo dodici persone. Se ci fosse stato qualcosa che non andava me ne sarei accorto, anche se Giancarlo è sempre stato un tipo molto chiuso, riservato». Marzocchi, a detta degli amici, non ha mai avuto un carattere aperto, ma un incidente stradale lo ha reso anche più introverso. Con la moto, anni addietro, fu investito da un'auto mentre stava rientrando a casa. Lo scontro gli provocò fratture ad gamba, con l'interessamento dei legamenti. La riabilitazione fu lunga, con continue terapie. Ma sembrava aver superato questo momento. «Non era tornato come prima - dice il direttore della Raspollino Mazzuoli - ma poteva comunque svolgere il lavoro come al solito». Ma a piangere Giancarlo, insieme al direttore ed al presidente della Cooperativa Raspollino, Giovanni Guglielmini, che ieri sono rientrati frettolosamente da Siena dopo essere stati informati della notizia, sono anche i volontari della Cri di Braccagni, che lui dirigeva con passione e professionalità. Dopo aver perso entrambi i genitori da giovane, la delegazione era una seconda famiglia. «La Croce rossa era la sua casa - dice Nadia Menghini - Era molto riservato, ma non aveva lanciato segnali di aiuto. Non potevamo capire che arrivasse a tanto».
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